L’intelligenza artificiale farà scendere i tassi di interesse? La scommessa della Federal Reserve


Secondo il futuro governatore della Federal Reserve, l’intelligenza artificiale potrebbe permettere una crescita economica più rapida senza inflazione, giustificando tassi più bassi. Ma debito pubblico elevato, tensioni geopolitiche e protezionismo rendono questa previsione tutt’altro che scontata.

L’IA farà scendere i tassi di interesse? La scommessa della FED

L’intelligenza artificiale potrebbe cambiare radicalmente il funzionamento dell’economia globale. È questa la convinzione di Kevin Warsh, indicato nel 2026 come futuro governatore della Federal Reserve, secondo cui la diffusione dell’IA aumenterà la produttività al punto da consentire una crescita economica più veloce senza generare inflazione.

Se questa previsione si rivelasse corretta, le banche centrali potrebbero mantenere tassi di interesse più bassi, favorendo investimenti e crescita senza rischiare un surriscaldamento dell’economia. Un’idea affascinante, ma che divide economisti e analisti.

Il precedente degli anni Novanta

La teoria di Warsh ha un precedente storico. Negli anni Novanta il presidente della Fed Alan Greenspan adottò una strategia simile durante la rivoluzione tecnologica legata alla diffusione di computer e internet.

Nonostante disoccupazione molto bassa e salari in aumento – fattori che normalmente spingono l’inflazione verso l’alto – Greenspan decise di non aumentare i tassi di interesse, convinto che l’innovazione tecnologica avrebbe aumentato la produttività.

In larga parte la storia gli diede ragione: nella seconda metà degli anni Novanta l’economia degli Stati Uniti crebbe rapidamente senza forti pressioni inflazionistiche. Oggi Warsh vede nell’intelligenza artificiale il possibile equivalente moderno di quella rivoluzione tecnologica.

Il ruolo del tasso di interesse “naturale”

Per capire il dibattito bisogna partire da un concetto centrale della teoria economica: il tasso di interesse naturale. Questo rappresenta il livello di tasso reale che mantiene l’economia in equilibrio tra risparmio e investimenti senza generare inflazione o recessione. In teoria, la politica monetaria funziona correttamente quando i tassi fissati dalla banca centrale si avvicinano a questo livello di equilibrio. La domanda chiave diventa quindi: l’intelligenza artificiale farà scendere o salire il tasso naturale?

Perché l’innovazione può spingere i tassi verso l’alto

Secondo molti economisti, il progresso tecnologico tende in realtà a spingere verso l’alto i tassi di interesse naturali. Il motivo è semplice: nuove tecnologie richiedono massicci investimenti. Le imprese devono finanziare: infrastrutture digitali, software e sistemi di calcolo avanzati, formazione e nuove competenze. Questa maggiore domanda di capitale può aumentare i rendimenti e quindi spingere i tassi verso l’alto.

Il “saving glut” che abbassò i tassi negli anni Novanta

Negli anni Novanta, tuttavia, entrarono in gioco anche altri fattori. Uno dei più importanti fu il cosiddetto “saving glut”, cioè un eccesso di risparmio globale che si riversò nei mercati finanziari alla ricerca di investimenti sicuri. Questo fenomeno contribuì a comprimere i rendimenti dei titoli di Stato, come i Treasury americani a lungo termine, mantenendo bassi i tassi nonostante la forte crescita economica.

Inoltre, il contesto internazionale dell’epoca era caratterizzato da: forte globalizzazione commerciale, elevata mobilità del lavoro, e relativa stabilità geopolitica. Tutti fattori che contribuivano a contenere l’inflazione.

Oggi il contesto economico è molto diverso

Il quadro globale del 2026 appare molto meno favorevole rispetto agli anni Novanta. Negli Stati Uniti, il debito pubblico e il disavanzo federale hanno raggiunto livelli molto più elevati rispetto a trent’anni fa. Allo stesso tempo, l’economia mondiale è attraversata da nuove tensioni: crescente frammentazione geopolitica, politiche protezionistiche sempre più diffuse, e restrizioni migratorie che riducono la crescita della forza lavoro. Questi fattori tendono a spingere verso l’alto il tasso naturale di interesse, rendendo più difficile mantenere politiche monetarie molto accomodanti.

L’IA potrebbe salvare i conti pubblici?

Nel migliore dei casi, l’intelligenza artificiale potrebbe compensare questi rischi. Se l’IA generasse forti aumenti di produttività, la crescita economica potrebbe accelerare a tal punto da migliorare i conti pubblici e ridurre il peso del debito. Uno scenario simile a quello vissuto dagli Stati Uniti alla fine degli anni Novanta, quando il bilancio federale arrivò persino in surplus. Ma molti economisti ritengono che questo scenario sia ottimistico.

Una scommessa ad alto rischio

In definitiva, la strategia proposta da Warsh rappresenta una scommessa sulla capacità dell’intelligenza artificiale di trasformare l’economia globale. Ma rispetto agli anni Novanta il contesto internazionale è molto più complesso e instabile. Come osservano diversi analisti, se Greenspan ebbe ragione forse fu anche grazie a condizioni economiche favorevoli difficili da replicare oggi. Per questo motivo, puntare tutto sull’IA per mantenere bassi i tassi potrebbe rivelarsi una scommessa rischiosa per la politica monetaria globale.

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