
Il nuovo World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale ridimensiona le prospettive di crescita: il Pil globale per il 2026 scende al 3,1%, in calo rispetto alle previsioni precedenti. A pesare sono le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e l’instabilità dei mercati energetici, con un’inflazione globale rivista al rialzo al 4,4%.
Italia ed eurozona frenano
Tra i Paesi più esposti c’è l’Italia, il cui Pil è stimato in crescita di appena lo 0,5% nel 2026, con una revisione al ribasso di 0,2 punti. Anche l’Unione Europea rallenta, fermandosi all’1,1%, frenata soprattutto dai costi energetici ancora elevati e dagli effetti prolungati della crisi iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina.
Energia, il vero nodo globale
Al centro dello scenario c’è l’energia. Secondo il Fondo, i prezzi potrebbero crescere fino al 19% nel corso dell’anno nello scenario base. Il rischio, però, è ben più ampio: se il conflitto tra Iran e alleati occidentali dovesse protrarsi, il mondo potrebbe entrare nella “più grande crisi energetica dei tempi moderni”, con effetti paragonabili allo shock petrolifero del 1974.
Lo scenario peggiore: crescita al 2%
Nelle ipotesi più negative, la crescita globale potrebbe scendere fino al 2% nel 2026, con un’inflazione che salirebbe al 6%. Un livello vicino alla recessione globale, aggravato dal blocco di snodi strategici come lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale.
Le parole del Fmi e delle banche centrali
Il capo economista del Fondo, Pierre-Olivier Gourinchas, sottolinea che l’economia globale è oggi meno dipendente dal petrolio rispetto al passato, ma più vulnerabile sul fronte inflazione. Sulla stessa linea Christine Lagarde, che avverte: se le aspettative sui prezzi si disancorano dal target del 2%, saranno necessarie nuove strette monetarie.
Debito e conti pubblici sotto pressione
Il contesto limita anche le politiche fiscali. Il Fondo invita i governi europei a non allentare il risanamento dei conti pubblici, nonostante le pressioni per sospendere i vincoli di bilancio. Dopo gli shock di pandemia e guerra, nuovi stimoli finanziati a debito appaiono sempre più difficili da sostenere.
Russia e nuovi equilibri energetici
Paradossalmente, tra i pochi beneficiari della crisi c’è la Russia, la cui crescita viene rivista al rialzo all’1,1% grazie alle esportazioni di energia. Un fattore che rafforza la sua posizione economica e geopolitica, mentre l’Europa resta esposta alle oscillazioni dei mercati.
Usa e Cina rallentano. Medio-Oriente in crisi
Anche Stati Uniti e Cina vedono limate le stime per il 2026, rispettivamente al 2,3% e al 4,4%. Intanto il Medio Oriente paga il prezzo più alto: il Pil dell’Iran è atteso in forte contrazione (-6,1%), mentre Israele mantiene una crescita positiva ma sotto pressione.
Una crisi globale ancora aperta
Il messaggio degli organismi internazionali è chiaro: la fine delle tensioni geopolitiche resta la condizione chiave per stabilizzare l’economia mondiale. Senza una soluzione, tra energia, inflazione e crescita debole, il rischio è quello di una nuova fase di instabilità globale.



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