Euro contro tutti. L’Italia potrebbe ritrovarsi con un margine molto ristretto

Non tutti i paesi dell’Eurozona partono dallo stesso livello: il debito/Pil è al 153% in Italia e al 69% in Germania. Intanto l’inflazione si è cronicizzata: anche quella “core” (senza energia, alimentari e tabacchi) nell’Eurozona ha superato il 4%

Euro contro tutti. L’Italia potrebbe ritrovarsi con un margine ristretto

L’inflazione nell’Eurozona fa segnare l’ennesimo record ad agosto, toccando il livello più alto da quando c’è la moneta unica: 9,1%. Conseguenza diretta degli elevatissimi prezzi dell’energia, pari a circa dieci volte i livelli considerati ‘normali’ prima della crisi russa. 

Ma anche di un aumento dei prezzi che sembra ormai essere diventata condizione “normale” nelle economie occidentali, che solo fino all’anno scorso combattevano contro i rischi della deflazione. Anche l’inflazione “core” (senza energia, alimentari e tabacchi) nella media dei 19 paesi (che adottano la moneta unica) ha infatti superato il 4%. Un valore doppio rispetto all’obiettivo della Bce, e che potrebbe spingere la banca centrale con sede a Francoforte a velocizzare la propria politica di rialzo dei tassi. 

Intanto, tornano a farsi sentire i ‘falchi’, Germania inclusa, che puntano il dito verso la Fed, che i tassi li ha già alzati al 2,25-2,5%, mentre i tassi della Bce sono ancora allo 0,5%. E che accusano la Banca centrale di non fare abbastanza per sostenere il valore dell’euro, che da luglio è ormai arrivato alla parità col dollaro. Il che significa che le esportazioni sono più competitive sui mercati internazionali mentre le importazioni divengono più costose, di fatto contribuendo a “importare” inflazione dall’estero

In questo quadro si innesta un altro problema. Quando i tassi d’interesse salgono, sale anche il costo di rifinanziare il debito pubblico, mettendo in maggiore difficoltà i paesi messi peggio, tra i quali l’Italia: quest’anno al 153% del Pil rispetto al 69% della Germania. Così l’Italia si ritrova in balia dei mercati, con lo spread che sale (da 150 a marzo a 230-240 in questi giorni) e gli speculatori che intravedono la possibilità di guadagni facili. 

Ad agosto i fondi avevano accumulato scommesse sul rialzo dello spread italiano per 39 miliardi di dollari, una delle posizioni più forti da 15 anni a questa parte. Se, come prevedibile, il costo dell’energia dovesse rimanere alto, quest’autunno oltre al rischio di razionamento potremmo dover far fronte a quello sul debito. E il margine di manovra per aiutare famiglie e imprese in difficoltà potrebbe diventare ancora più stretto. 

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