Cuba, il 94% della popolazione in povertà estrema

Otto cubani su dieci hanno saltato almeno un pasto negli ultimi sei mesi per mancanza di denaro o cibo. Blackout, carenza di carburante, inflazione e deterioramento dei servizi pubblici stanno portando l’isola verso una delle peggiori crisi economiche e sociali della sua storia recente. Ma dietro il collasso ci sono sia problemi strutturali interni sia l'impatto delle sanzioni e delle restrizioni energetiche statunitensi.

Il 94% della popolazione in povertà estrema

Il dato più drammatico arriva dal IX Rapporto sullo stato dei diritti sociali a Cuba, realizzato dall'Osservatorio cubano dei diritti umani (OCDH) sulla base di 1.318 interviste condotte in 79 municipi dell'isola.

Secondo l'indagine, il 94% dei cubani vive oggi in condizioni di povertà estrema, una percentuale che sarebbe salita dal 61% di quattro anni fa. Otto persone su dieci dichiarano inoltre di aver dovuto saltare almeno un pasto negli ultimi sei mesi perché non avevano abbastanza soldi o cibo.

Il quadro è particolarmente pesante in un Paese che per decenni ha costruito una parte della propria legittimazione politica proprio sulla garanzia di servizi sociali fondamentali.

Il vero simbolo della crisi sono i blackout

Per il 70% degli intervistati, le interruzioni di corrente rappresentano oggi il problema più urgente. Seguono la crisi alimentare, indicata dal 52%, e il costo della vita, dal 45%.

La crisi energetica è diventata sistemica. Nel luglio scorso la rete elettrica nazionale è collassata più volte, lasciando l'intera isola senza energia. In alcuni periodi i blackout hanno raggiunto 20 ore al giorno.

A marzo, un altro collasso della rete aveva lasciato senza elettricità circa 10 milioni di persone, secondo la Commissione interamericana per i diritti umani.

Il carburante è diventato il collo di bottiglia

Cuba produce internamente soltanto una parte del carburante necessario e dipende fortemente dalle importazioni. La riduzione degli approvvigionamenti petroliferi ha quindi effetti a cascata: meno carburante significa meno elettricità, trasporti più difficili, minore produzione alimentare e maggiori problemi negli ospedali e nella distribuzione dell'acqua.

Secondo le Nazioni Unite, oltre l'80% dei sistemi di pompaggio dell'acqua cubani dipende dall'elettricità. I blackout stanno quindi compromettendo anche l'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

Sanzioni americane e crisi interna: due fattori che si sommano

La situazione non può essere spiegata da un'unica causa.

Da una parte c'è la profonda crisi strutturale dell'economia cubana, caratterizzata da bassa produttività, scarsità di valuta estera, infrastrutture obsolete e forte deterioramento dei servizi pubblici.

Dall'altra, l'amministrazione di Donald Trump ha rafforzato la pressione economica ed energetica sull'Avana, con misure che hanno limitato ulteriormente l'accesso cubano al petrolio.

Le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per l'impatto delle restrizioni sulle condizioni di vita della popolazione, sottolineando come la scarsità di carburante stia compromettendo sanità, alimentazione, acqua e servizi essenziali.

Washington, dal canto suo, sostiene che le proprie misure siano rivolte al governo cubano e a soggetti considerati responsabili della repressione e non alla popolazione civile.

Anche la sanità è sotto pressione

Il deterioramento energetico ha conseguenze dirette sul sistema sanitario.

Secondo le Nazioni Unite, ospedali, sale operatorie, banche del sangue e laboratori stanno subendo gli effetti della combinazione tra blackout, carenza di carburante e scarsità di medicinali. A maggio l'ONU aveva segnalato la sospensione di interventi chirurgici e gravi difficoltà nella gestione delle emergenze.

La crisi, quindi, non riguarda più soltanto il reddito delle famiglie: sta erodendo progressivamente l'accesso a servizi essenziali.

Case, rifiuti e infrastrutture: il deterioramento è generale

Il rapporto dell'OCDH evidenzia inoltre che il 21% della popolazione vive in condizioni di insicurezza abitativa, mentre circa il 7% delle abitazioni sarebbe considerato a rischio crollo.

Il 95% degli intervistati giudica negativamente la situazione della rete elettrica; l'87% quella della raccolta dei rifiuti e l'82% quella degli ospedali.

Non sorprende quindi che il 95% degli intervistati valuti negativamente la gestione economica e sociale del governo di Miguel Díaz-Canel e del premier Manuel Marrero Cruz.

Una crisi che spinge i cubani a partire

Il deterioramento delle condizioni di vita sta alimentando anche una nuova ondata migratoria.

Human Rights Watch rileva che Cuba ha perso circa il 10% della propria popolazione negli ultimi anni, secondo i dati ufficiali, mentre stime indipendenti indicano numeri potenzialmente ancora maggiori.

La fuga di giovani e lavoratori qualificati rappresenta a sua volta un ulteriore problema per un'economia già caratterizzata da carenza di manodopera e scarse prospettive di crescita.

L'ultimo paradosso: persino il mercato privato cerca spazio

La crisi sta però producendo anche un cambiamento inatteso. Reuters segnala che alcune imprese private cubane hanno iniziato a importare carburante dagli Stati Uniti grazie a una recente apertura, creando un mercato parallelo caratterizzato da prezzi molto elevati e nuove disuguaglianze.

Il governo cubano ha inoltre approvato 176 riforme orientate al mercato, nel tentativo di attirare investimenti privati e stranieri e tamponare il deterioramento dell'economia.

Cuba davanti a un bivio storico

La crisi cubana è dunque il risultato di un intreccio di fattori: decenni di inefficienze strutturali, isolamento economico, scarsità di investimenti, infrastrutture obsolete, crisi energetica e nuove restrizioni statunitensi.

Ma a pagare il prezzo più alto sono i cittadini.

Quando otto persone su dieci dichiarano di aver saltato un pasto e quasi tutta la popolazione viene classificata in condizioni di povertà estrema, la crisi economica smette di essere una questione di statistiche e diventa una vera emergenza sociale.

E per Cuba la domanda non è più soltanto come rilanciare l'economia: è come garantire cibo, elettricità, acqua, medicine e dignità a milioni di persone.

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