
La Cina chiude il 2025 con una crescita del Prodotto interno lordo del 5%, centrando il target ufficiale fissato dal governo di Pechino a “circa il 5%”. Un risultato leggermente superiore alle attese degli analisti, che stimavano un +4,9%, ma che conferma una realtà ormai strutturale: la seconda economia mondiale cresce, ma al ritmo più lento degli ultimi decenni, escluso il periodo della pandemia. Resta il fatto che il confronto percentuale, ad esempio, con le economie europee è impietoso a sfavore di queste ultime.
Un Pil che regge, ma ai minimi storici
Ciò detto, il dato annuale, pur in linea con gli obiettivi politici, segna una delle performance più deboli dell’era post-riforme. La fase di espansione a doppia cifra è ormai lontana, sostituita da una crescita più contenuta, condizionata dalla crisi immobiliare, dal calo dei consumi interni e dalle tensioni geopolitiche.
Quarto trimestre in frenata
A preoccupare gli osservatori è soprattutto l’andamento dell’ultimo scorcio dell’anno. Nel quarto trimestre del 2025, il Pil cinese è cresciuto del 4,5% su base annua, secondo i dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica. Si tratta del ritmo più lento dal quarto trimestre del 2022. Il dato, seppur leggermente superiore al +4,4% previsto alla vigilia, segna una netta decelerazione rispetto al +4,8% registrato nel trimestre luglio-settembre.
I nodi strutturali restano aperti
Il rallentamento riflette problemi strutturali ancora irrisolti: debolezza del settore immobiliare, fiducia dei consumatori fragile, export sotto pressione e un contesto internazionale sempre più ostile. La crescita “di qualità” invocata dal Partito comunista procede, ma fatica a compensare la perdita di slancio dell’economia tradizionale.
Sfida 2026: crescere senza debito
Pechino può rivendicare il raggiungimento dell’obiettivo politico, ma il dato del 2025 rafforza una consapevolezza: il modello di crescita cinese è entrato in una nuova fase, più lenta e complessa. La vera sfida per il 2026 sarà sostenere lo sviluppo senza ricorrere a stimoli eccessivi, evitando nuovi squilibri finanziari.




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