Regno Unito, il declino dell’“Unsung Britain”: metà del Paese più povera, redditi fermi e populismo in crescita

Uno dei Paesi più ricchi al mondo, ma con una frattura sociale sempre più profonda. L’ultimo rapporto della Resolution Foundation fotografa una “Bretagna ignorata”: salari stagnanti, precarietà, caro energia e disagio mentale spingono milioni di britannici verso sfiducia politica e derive populiste

Il declino dell’“Unsung Britain”

Il rapporto, significativamente intitolato Unsung Britain, descrive un’inversione storica. Tra la metà degli anni Sessanta e il 2005, il reddito reale delle famiglie appartenenti alla metà meno ricca della popolazione britannica era raddoppiato. Dopo il 2005 la crescita si è drasticamente rallentata. Ai ritmi attuali, secondo lo studio, servirebbero oltre 130 anni perché quei redditi raddoppino di nuovo. Un dato che segna la fine del lungo ciclo di mobilità sociale che aveva caratterizzato il Regno Unito del dopoguerra.

💼 Più occupazione, ma più povera

Negli ultimi trent’anni il tasso di occupazione tra le famiglie a basso reddito è cresciuto dell’11%, rappresentando quasi l’intero aumento dell’occupazione nel Paese. Ma si tratta in gran parte di: lavori precari; contratti part-time involontari; occupazioni a basso salario.

Le entrate annuali delle famiglie più povere sono salite da 7.700 a 18.000 sterline dalla metà degli anni Novanta, ma quasi tre quarti della crescita si è concentrata prima del 2005. Negli ultimi due decenni, la stagnazione ha eroso i progressi precedenti.

🏠 Casa e affitti: la proprietà crolla

Il peggioramento delle condizioni di vita è evidente anche sul fronte abitativo. Nel 1995 il 30% delle famiglie della cosiddetta “Unsung Britain” aveva un mutuo. Nel 2024 la quota è scesa al 17%. Quasi il 30% vive in affitto e il 15% degli adulti risiede con i genitori, segnale di un blocco generazionale che colpisce soprattutto giovani e lavoratori a basso reddito. Il boom dei prezzi immobiliari e l’aumento dei tassi di interesse dopo la pandemia hanno ulteriormente compresso l’accesso alla casa.

🔥 Inflazione e caro energia: il peso sui più deboli

Tra dicembre 2019 e settembre 2025, l’inflazione ha colpito in modo asimmetrico. I prezzi affrontati dalle famiglie più povere sono cresciuti in media dello 0,7% in più rispetto a quelli delle famiglie benestanti. Può sembrare una differenza minima, ma incide pesantemente su chi spende la maggior parte del reddito in beni essenziali.

L’esempio più evidente è l’energia. Dopo l’impennata del 2022, i prezzi si sono ridimensionati ma restano elevati: tra il 2007 e il 2025 il costo dell’energia nel Regno Unito è più che raddoppiato. Oggi si registrano: 1,6 milioni di bollette del gas in ritardo; quasi 2 milioni di bollette elettriche non pagate; importi medi dovuti quasi raddoppiati in quattro anni. Un quadro che alimenta indebitamento e insicurezza finanziaria.

🧠 Salute mentale e giovani in difficoltà

La precarietà economica ha effetti diretti sulla salute. Tra il 1995 e il 2024 l’incidenza di disabilità, malattie e infortuni è passata dal 19% al 30%, con l’83% dei casi non legati all’invecchiamento. L’aumento più marcato si registra tra i 16-24 anni e i 25-34 anni. Tra i giovani delle famiglie povere crescono ansia, depressione e isolamento sociale, fattori che ostacolano l’ingresso nel mercato del lavoro. Nel frattempo, i tagli al welfare hanno trasferito il peso dell’assistenza sulle famiglie: circa un milione di persone presta cure non retribuite a parenti malati, con un impegno paragonabile a un lavoro a tempo pieno.

🌍 Dal malcontento alla politica: Brexit e oltre

Il senso di abbandono di ampie fasce della popolazione ha alimentato negli anni un forte risentimento verso élite e istituzioni. Il primo esito politico di questo clima è stato il referendum sulla Brexit del 2016.

Oggi il malcontento si concentra attorno a forze populiste come Nigel Farage, leader di Reform UK, che nei sondaggi intercetta la frustrazione di chi si sente lasciato indietro.

Le proposte includono: espulsioni di massa di migranti; sospensione di alcune tutele umanitarie; tagli fiscali finanziati da riduzione della spesa pubblica e debito. Misure che raccolgono consenso immediato ma che, secondo molti economisti, rischiano di aggravare le fragilità strutturali.

📌 Una potenza economica con crepe profonde

Il Regno Unito resta una delle economie più avanzate al mondo, ma il rapporto della Resolution Foundation mette in luce una verità scomoda: la crescita non è stata inclusiva.

La metà meno ricca della popolazione vive una stagnazione prolungata, con salari reali fermi, costi in aumento e prospettive incerte.

In questo vuoto, il populismo trova terreno fertile. E a pagare il prezzo più alto rischia di essere, ancora una volta, proprio quella “Bretagna ignorata” che il rapporto ha voluto riportare al centro del dibattito.

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