
La Spagna è oggi l’economia più dinamica tra le grandi dell’Unione europea. I dati Eurostat e le ultime previsioni della Commissione europea fotografano un sorpasso ormai strutturale: Madrid cresce più di Francia, Italia e Germania, consolidando un ruolo da locomotiva economica del Vecchio Continente.
Pil: la Spagna stacca Francia, Italia e Germania
Negli ultimi anni, al netto delle oscillazioni legate alla pandemia, l’economia spagnola ha mostrato una crescita più solida e continua rispetto ai principali partner europei. Nel 2024 il Pil spagnolo è aumentato del 3,5%, contro valori prossimi all’1% per Francia e Italia, mentre la Germania è rimasta in recessione sia nel 2023 sia nel 2024.
Le previsioni 2025 confermano il trend
Secondo le stime macroeconomiche più aggiornate della Commissione europea, la Spagna continuerà a correre anche nel 2025, con una crescita attesa attorno al 2,9%. Un ritmo quasi triplo rispetto a quello previsto per Francia, Italia e Germania, che dovrebbero restare sotto l’1%, segnalando una divergenza sempre più marcata all’interno dell’area euro.
Consumi e lavoro: il vero motore della crescita
Alla base della performance spagnola c’è soprattutto la forza della domanda interna. I consumi crescono grazie a un mercato del lavoro in espansione, sostenuto sia da flussi migratori consistenti sia da politiche attive per l’occupazione più efficaci rispetto a quelle adottate in altri Paesi europei.
Investimenti e fondi Ue: Madrid sfrutta il Next Generation
Un ruolo decisivo lo giocano anche gli investimenti, pubblici e privati. La Spagna è tra i principali beneficiari del programma Next Generation EU e ha dimostrato una capacità di utilizzo delle risorse europee superiore alla media. A questo si aggiunge l’afflusso di capitali esteri, che rafforzano ulteriormente la crescita.
Un modello che ridisegna gli equilibri europei
Il risultato è un cambio di passo strutturale: mentre le grandi economie tradizionali dell’Europa rallentano, la Spagna emerge come nuovo baricentro della crescita continentale, ponendo interrogativi strategici sul futuro assetto economico dell’Unione.


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