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La distribuzione dei redditi in Italia migliora, ma il divario con l’Europa non si chiude. Nel 2025 il coefficiente di Gini è sceso a 31,0, dal 32,2 del 2024, raggiungendo il livello più basso dal 2014. La media dell’Unione europea, tuttavia, si ferma a 29,2. Il dato segnala progressi, ma conferma una distribuzione del reddito meno equa rispetto a quella europea.
Trasferimenti sociali ancora decisivi
Prima dei trasferimenti sociali, escluse le pensioni, l’indice italiano si attesta a 35,1, contro il 36,3 dell’anno precedente e il 34,1 della media Ue. Il sistema di sostegni pubblici contribuisce quindi a ridurre le disparità, ma il suo effetto non basta a colmare il divario con gli altri Paesi europei.
Povertà: quasi il 19% degli italiani è a rischio
Il miglioramento della distribuzione dei redditi non elimina la fragilità economica. Nel 2025 il 18,6% della popolazione italiana risultava a rischio povertà, in lieve calo rispetto al 18,9% del 2024, ma sopra la media Ue del 16,3%. In Francia il dato è pari al 16,3%. Il rischio di povertà riguarda chi dispone di un reddito inferiore al 60% di quello mediano nazionale.
Minori, segnali positivi ma il divario resta
Tra gli under 18 il coefficiente di Gini italiano scende a 29,3, dal 31,1 del 2024, avvicinandosi alla media europea di 28,6. Anche il rischio di povertà minorile diminuisce rispetto al 2019, passando dal 24,5% al 23,2%, ma resta superiore al dato Ue del 19,6%. Un segnale incoraggiante, che non cancella le difficoltà di molte famiglie.
Redditi concentrati: il 20% più ricco incassa quasi il 39%
Nel 2025 il quinto più povero della popolazione italiana ha percepito il 7,5% dei redditi complessivi, contro il 7,2% del 2024. Al contrario, al 20% più ricco è andato il 38,7%, in diminuzione dal 39,6%. La concentrazione resta significativa: una quota molto più ampia delle risorse continua a essere nelle mani della fascia più abbiente.
Europa a due velocità
Le differenze tra Paesi sono marcate. Nel 2025 la Slovacchia registra il coefficiente di Gini più basso dell’Ue, pari a 23,0, mentre la Bulgaria raggiunge 37,7. Seguono tra i Paesi più diseguali Lettonia e Lituania. L’Italia, pur in miglioramento, rimane dunque lontana dai sistemi europei con una distribuzione del reddito più equilibrata.
Donne e lavoro: il nodo delle opportunità
Le disparità economiche si intrecciano con quelle di genere. Secondo i dati richiamati dal Women Economic Forum Italy, il divario di reddito tra uomini e donne in Italia supera il 40%. Anche nei settori tecnologici emergenti, come l’intelligenza artificiale, la presenza femminile resta limitata, soprattutto nelle posizioni dirigenziali.
La sfida per l’Italia non è soltanto ridurre la disuguaglianza statistica, ma trasformare il miglioramento degli indicatori in salari più adeguati, minore povertà e maggiori opportunità per giovani e donne.



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