Il paradossale caos in Libia: paese ricchissimo e depredato

Caos paradossale: paese ricchissimo e depredato

Prima della caduta di Gheddafi la Libia ospitava 1,5 milioni di migranti economici. Allo scoppio della rivoluzione parte di loro è tornata indietro. Gli altri sono rimasti incastrati in un Paese in guerra civile. Tuttavia, “contrapporre la retorica della vittima sui migranti alla retorica dell’invasione è un errore. Entrambe le visioni sono figlie di una banalizzazione”. È l’opinione della giornalista Francesca Mannocchi.

La Libia è un paese travagliato e complesso non soltanto per i migranti: ha 6,4 mln di abitanti e 20 mln di armi. Dispone della maggiore riserva petrolifera del continente africano, ma è un Paese nel caos dove convivono due mercati monetari. Sulla carta il dinaro è una moneta forte, ma al mercato nero vale 1 a 11 e un pieno di benzina costa 3,5 dollari. Eppure ogni mattina si vedono code di persone per fare benzina con le taniche.

Da dove ha origine l’instabilità politica? Secondo il sociologo Stefano Allievi, “la Libia è una nostra creazione. Abbiamo destituito Gheddafi ma come nel gioco del biliardo abbiamo scatenato effetti collaterali. Tra questi, l’aumento delle migrazioni.”

E, il paradosso, è che in Europa si registra una profonda crisi demografica. Nel caso del nostro paese, per mantenere stabile la popolazione, saranno necessarie 50 mila persone l'anno da qui al 2050. E 80 mila per mantenere stabile l’economia. Nel 2050 in Italia per ogni lavoratore attivo ci sarà un pensionato. Anche la popolazione tedesca ha un problema grave di bilanciamento (tra decessi e nascite). Se non accoglie 200 mila migranti all’anno la sua crescita rischia di crollare.

Sembra intanto calato il silenzio internazionale su quella che appare una situazione in stallo tra al-Sarraj e Haftar. Ma quest’ultimo controlla ancora l’80% del petrolio libico.

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