
Gli Stati Uniti riducono la loro presenza diretta nella catena di comando Nato e affidano più responsabilità agli alleati europei. È la decisione adottata il 6 febbraio dal Comitato militare dell’Alleanza Atlantica: il comando Nato di Napoli passerà all’Italia, mentre quello di Norfolk, in Virginia, sarà guidato dal Regno Unito. Una mossa che segna un cambio di paradigma nella governance militare occidentale, pur con Washington che resta al vertice del comando supremo con il generale Alexus Grynkewich dal quartier generale di Mons, in Belgio.
Napoli a Roma, Norfolk a Londra
Nel dettaglio, gli Stati Uniti cederanno la leadership di due dei tre Joint Force Command (JFC), i poli operativi che coordinano le operazioni Nato.
- Napoli sarà affidata all’Italia, rafforzando il ruolo strategico del Paese nel Mediterraneo.
- Norfolk passerà al Regno Unito, con il compito di proteggere le rotte transatlantiche e la sicurezza dell’area nordica, inclusa la Groenlandia.
- A Brunssum (Paesi Bassi) la leadership sarà condivisa tra Germania e Polonia, con un generale polacco che affiancherà quello tedesco.
Il passaggio di consegne sarà graduale e potrebbe richiedere anni, considerando che i comandanti restano in carica in media due o tre anni.
Il messaggio politico: più responsabilità agli alleati
Il presidente del Comitato militare Nato, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, ha definito la decisione “un traguardo storico”, sottolineando che gli alleati europei sono chiamati a svolgere un ruolo più forte nella leadership dell’Alleanza. Washington, tuttavia, mantiene il controllo dei tre comandi “tattici” chiave — Air Command (Ramstein), Land Command (Izmir) e Allied Maritime Command (Northwood) — ma spinge gli alleati a condividere non solo i costi, bensì anche le responsabilità operative.
Trump, burden sharing e strategia globale
Il passaggio di consegne si inserisce in una linea politica che gli Stati Uniti portano avanti da oltre un decennio: maggiore burden sharing all’interno della Nato. Già con Obama si chiedeva agli europei di aumentare la spesa per la difesa; con Donald Trump il messaggio si è fatto più diretto: l’Europa deve assumersi più responsabilità militari, soprattutto sul fronte orientale e nel sostegno all’Ucraina. In parallelo, Washington concentra sempre più risorse sull’Indo-Pacifico e sulla competizione strategica con la Cina, rendendo inevitabile un riequilibrio delle priorità europee.





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