
“Dipenderà dagli italiani”. Con queste parole Giorgia Meloni apre uno scenario destinato ad alimentare il confronto politico: un presidente della Repubblica espressione del centrodestra potrebbe non essere più un tabù.
Intervenendo in tv, la presidente del Consiglio ha sostenuto che, se la sua coalizione dovesse ottenere una nuova vittoria elettorale, l’Italia potrebbe superare “un altro grande tabù”: quello di un Capo dello Stato non proveniente dall’area progressista.
“Chi non è di sinistra non è figlio di un dio minore”
La premier ha rivendicato un principio politico: la piena legittimazione istituzionale della destra.
Secondo Meloni, chi non appartiene alla sinistra “ha gli stessi diritti” e può aspirare anche alla più alta carica dello Stato. Un passaggio che, nelle sue parole, rappresenterebbe non una rivoluzione ma “una cosa banalissima”: la normalizzazione del bipolarismo italiano.
Il ragionamento è legato alla lunga durata del suo esecutivo, indicato dalla premier come uno dei governi più longevi della storia repubblicana recente.
Elezioni, legge elettorale e accuse all’opposizione
Meloni ha ribadito che l’eventuale riforma della legge elettorale non sarebbe costruita per favorire una parte politica, ma per garantire maggiore stabilità.
“Se provi a fare una legge pensando solo a come vincere, perdi automaticamente”, ha spiegato, accusando gli avversari di voler mantenere un sistema basato sui “giochi di palazzo”.
La partita, però, guarda inevitabilmente anche al futuro del Quirinale: il prossimo presidente della Repubblica, salvo modifiche della durata del mandato, sarà eletto nella legislatura successiva alla scadenza dell’attuale mandato.
Le reazioni: “Meloni scopre le carte”
Le parole della premier hanno immediatamente acceso il confronto politico.
Matteo Renzi ha commentato che Meloni avrebbe “scoperto le carte”, interpretando l’apertura al Quirinale come il tentativo della premier di portare una figura vicina alla sua area politica al Colle.
Dal governo, invece, la linea resta quella di non indicare nomi o candidature: l’obiettivo dichiarato è rivendicare una maggiore rappresentanza istituzionale della destra italiana.
“Non sono antiamericana, difendo l’interesse italiano”
Nel corso dell’intervista Meloni ha affrontato anche i dossier internazionali, dai rapporti con la Francia alle tensioni con Washington.
Sui recenti commenti del segretario generale della NATO Mark Rutte riguardo al ruolo italiano nella crisi iraniana, la premier ha ribadito: “Non ero inginocchiata ieri, non sono antiamericana oggi”.
La posizione del governo, ha spiegato, resta quella di un Occidente unito, perché “l’Italia è più forte in un Occidente unito”.
Il caso Vannacci e le distanze nella destra
Spazio anche al rapporto con Roberto Vannacci e alle sue posizioni sulla “remigrazione”.
Meloni ha spiegato che, pur esistendo strumenti per i rimpatri volontari assistiti, è difficile costruire un percorso politico comune con chi “vuole solo distruggere”.
Una frase letta da molti osservatori come un ulteriore segnale di distanza rispetto alle posizioni più radicali dell’ex generale.
La sfida del centrodestra: dal governo al Colle
Il messaggio politico lanciato dalla premier è chiaro: la destra italiana non punta più soltanto a governare, ma a essere pienamente riconosciuta come forza di sistema.
La vera sfida, però, sarà trasformare il consenso elettorale in consenso istituzionale: il Quirinale non è eletto direttamente dai cittadini, ma dal Parlamento riunito in seduta comune con i delegati regionali.
E nel 2029 la partita del Colle potrebbe diventare uno dei passaggi politici più delicati della storia recente della Repubblica.








