
Il 2001 ha segnato una cesura nella storia statunitense. Dopo gli attentati al World Trade Center, al Pentagono e in Pennsylvania, Washington ha costruito un nuovo sistema di sicurezza nazionale, ha creato il Department of Homeland Security, rafforzato la sorveglianza e avviato una stagione di guerre che sarebbe durata per decenni.
La “guerra al terrore” senza una vera fine
Afghanistan e Iraq sono diventati i simboli della risposta americana. La guerra in Afghanistan è stata la più lunga della storia degli Stati Uniti, mentre l'intera stagione della war on terror ha prodotto costi umani, politici ed economici enormi.
Secondo una recente analisi Reuters, le guerre successive all’11 settembre hanno provocato più di 900.000 morti, principalmente in Iraq e Afghanistan.
Più sicurezza, meno libertà?
Uno degli effetti più visibili è entrato nella vita quotidiana: controlli aeroportuali, videosorveglianza, raccolta di dati, intelligence e una cultura della sicurezza permanente.
È proprio uno dei punti centrali dell’analisi del New York Times: l’11 settembre ha contribuito a rendere quasi onnipresenti le tecnologie di sorveglianza e a trasformare l’eccezione militare in una condizione sempre più permanente.
Ma Trump nasce davvero dall’11 settembre?
È questa la domanda più interessante.
Secondo Charles Homans, l’ascesa di Donald Trump non può essere interpretata semplicemente come il risultato della stagione post-11 settembre. L’America era già attraversata da profonde fratture politiche e culturali negli anni Novanta.
L’11 settembre, in questa prospettiva, fu contemporaneamente una tregua dalle polarizzazioni interne e un loro acceleratore. Una pausa provocata dall’emergenza nazionale, prima che le vecchie divisioni tornassero ancora più forti.
Dall’America unita all’America polarizzata
Dopo gli attentati, gli Stati Uniti vissero un'improvvisa stagione di unità nazionale. Ma quella coesione non durò.
La guerra al terrore, l’Iraq, l’islamofobia, la crisi della fiducia nelle istituzioni e il crescente conflitto politico contribuirono progressivamente a trasformare il clima americano.
L’elezione di Trump nel 2016 rappresentò, secondo l’analisi citata dal New York Times, la cristallizzazione di tensioni che erano già presenti nella società americana.
E poi è arrivato lo smartphone
C’è però un'altra possibile data spartiacque: non l’11 settembre, ma la rivoluzione digitale.
Per chi è nato dopo gli anni Ottanta, osserva Homans, le cesure della storia recente possono essere soprattutto tecnologiche: smartphone, social network e oggi intelligenza artificiale hanno trasformato la società almeno quanto gli eventi geopolitici.
È il paradosso della memoria del 2001: il mondo delle Torri Gemelle non è soltanto quello precedente alla war on terror. È anche il mondo precedente alla vita permanentemente connessa.
Venticinque anni dopo
Il 25° anniversario riapre quindi una domanda che va oltre la memoria dell’attentato: quanto dell’America di oggi nasce davvero dall’11 settembre e quanto, invece, era già in movimento?
La risposta probabilmente sta nel mezzo.
L’11 settembre non ha creato tutte le trasformazioni dell’America contemporanea. Ma ha accelerato la militarizzazione della società, ridefinito il rapporto tra sicurezza e libertà, modificato la politica estera americana e contribuito a plasmare una generazione.
E oggi, mentre gli Stati Uniti affrontano nuove guerre, nuove minacce e una rivoluzione tecnologica dominata dall’intelligenza artificiale, l’ombra di quel giorno continua a proiettarsi sul presente.
Il cielo di New York era limpido quella mattina. Ma il mondo che sarebbe venuto dopo non lo sarebbe stato altrettanto.








