Non siamo in guerra con l’Italia.
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Il movimento Houthi, che controlla gran parte dello Yemen settentrionale ed è sostenuto dall’Iran, ha rivendicato operazioni con missili balistici, missili da crociera e droni contro obiettivi definiti “sensibili” a Riad e contro infrastrutture petrolifere di Saudi Aramco a Yanbu, importante porto sul Mar Rosso. L’Arabia Saudita ha invece riferito di aver neutralizzato diversi attacchi contro Riad, Ta’if, Yanbu e altre località.
L’escalation arriva appena un giorno dopo il colpimento di un Eurofighter F-2000 italiano nella base aerea King Fahd di Ta’if. Nessun militare italiano è rimasto ferito.
Un rappresentante Houthi ha dichiarato - riporta l’agenzia di stampa ANSA - che il movimento non considera l’Italia un Paese con cui è in guerra, sostenendo però di contestare la presenza degli aerei italiani in Arabia Saudita e il loro ruolo nella difesa dello spazio aereo del Regno.
La posizione evidenzia un problema per Roma: anche se l’Italia non è formalmente parte del conflitto yemenita, la presenza militare italiana nella regione espone direttamente uomini e mezzi alle conseguenze dell’escalation. L’Eurofighter colpito a Ta’if ne è la dimostrazione più evidente.








