Dopo una lunga trattativa a Bruxelles, Giorgia Meloni ha ottenuto un’intesa sul decreto bollette italiano. L’obiettivo è ridurre il costo dell’elettricità per famiglie e imprese, in una fase segnata dalle tensioni geopolitiche e dall’aumento dei prezzi energetici. La Commissione ha aperto alla possibilità di un intervento temporaneo, che dovrà essere definito nel dettaglio e sottoposto alla sua valutazione.
Come funziona il meccanismo
In Italia il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è spesso influenzato dal costo del gas naturale, utilizzato per produrre energia e frequentemente determinante nella formazione del prezzo di mercato. La proposta italiana mira a contenere questo effetto attraverso un meccanismo di compensazione per la produzione elettrica a gas, ispirato alla cosiddetta “eccezione iberica” introdotta nel 2022 in Spagna e Portogallo.
Secondo il Financial Times, il meccanismo ipotizzato scatterebbe quando il gas supera i 59 euro per megawattora. Le condizioni operative definitive e l’effettivo risparmio in bolletta dipenderanno però dalle modalità di attuazione.
ETS: nessuna abolizione del costo della CO₂
Il compromesso non prevede lo smantellamento dell’EU ETS, il sistema europeo che impone alle imprese soggette alla disciplina di acquistare quote per le proprie emissioni di gas serra. L’obiettivo è intervenire sulla componente legata al gas nella formazione del prezzo elettrico, mantenendo gli incentivi economici alla decarbonizzazione.
La questione è cruciale per l’Italia, dove il peso del gas nel mix energetico contribuisce a rendere l’elettricità più costosa rispetto ad Paesi europei.
Meloni punta a ottenere più flessibilità dall’Europa
La premier considera l’intesa un primo risultato, ma chiede anche maggiori margini di bilancio per sostenere famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica. Bruxelles, tuttavia, resta prudente: gli aiuti dovranno essere temporanei e compatibili con le regole europee.
La Commissione ha già introdotto nel 2026 un quadro temporaneo per consentire interventi mirati nei settori più esposti agli aumenti dei costi energetici, compresi trasporti, agricoltura e industrie ad alta intensità energetica.
Il vero test saranno le bollette
L’accordo politico non equivale ancora a un taglio immediato e garantito delle tariffe. Restano da chiarire i dettagli tecnici, i costi della compensazione e il modo in cui questi saranno finanziati. Il rischio è che una parte del beneficio venga ridotta dagli oneri necessari a sostenere il meccanismo.
Il nodo resta strutturale: finché il sistema elettrico italiano dipenderà fortemente dal gas, le tensioni sui mercati internazionali continueranno a pesare sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie.




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