
“Le espulsioni dalla Germania verso l’Italia si faranno”. È il messaggio arrivato da Berlino, dove il governo di Friedrich Merz si dice sorpreso dalle reazioni italiane sulla ripresa dei trasferimenti dei richiedenti asilo verso il Paese di primo ingresso.
Secondo il ministero dell’Interno tedesco, Italia e Germania avevano già raggiunto nell’autunno 2025 un’intesa per riattivare le regole di Dublino con l’entrata in vigore del nuovo sistema europeo, il 12 giugno 2026.
La posizione tedesca riguarda in particolare i casi successivi a quella data. Per quelli precedenti, invece, Berlino sta ancora verificando la situazione.
Roma: “Serve equilibrio”
Il governo italiano non considera però chiusa la partita. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sostiene che i casi precedenti al 12 giugno siano sostanzialmente “azzerati”, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani insiste sulla necessità di tenere conto anche delle navi Ong battenti bandiera tedesca che hanno effettuato soccorsi e sbarchi in Italia.
La richiesta di Roma è quindi una forma di compensazione: se l’Italia deve riprendere alcuni migranti trasferiti in Germania, sostiene il governo, bisogna considerare anche il contributo dei Paesi di bandiera nelle operazioni di soccorso nel Mediterraneo.
Ceuta riaccende l’emergenza
La disputa tra Roma e Berlino si inserisce in un quadro europeo già molto teso. Spagna e Marocco hanno rafforzato i controlli attorno alle exclavi spagnole di Ceuta e Melilla, dopo gli appelli diffusi sui social per nuove partenze di massa.
Madrid e Rabat temono un nuovo tentativo di attraversamento dopo la grave crisi di fine luglio. Bruxelles segue con attenzione l'evoluzione della situazione e i possibili effetti sulla gestione delle frontiere esterne dell'Ue.
La Danimarca: “Frontiere anche chiuse”
A irrigidire ulteriormente il clima è stata la premier danese Mette Frederiksen, alleata di Giorgia Meloni sul dossier migratorio.
Frederiksen ha avvertito che, in caso di una nuova ondata migratoria, Copenaghen potrebbe introdurre controlli ancora più severi, fino alla chiusura completa delle frontiere e al controllo sistematico degli ingressi.
Il rischio è che il tema migratorio torni così al centro dello scontro politico europeo proprio mentre gli Stati membri dovrebbero applicare il nuovo Patto su migrazione e asilo.
La nuova frontiera della politica europea
La vicenda dei “dublinanti” mostra quanto sia fragile il compromesso europeo sulla migrazione: Paesi di primo ingresso, Stati di destinazione, controlli alle frontiere e responsabilità delle Ong restano questioni fortemente controverse.
E mentre Roma chiede una maggiore condivisione degli oneri, Berlino rivendica l'applicazione delle regole comuni. Il rischio, per l'Europa, è tornare a una gestione nazionale dell’immigrazione proprio quando il nuovo sistema avrebbe dovuto rafforzare la dimensione comune.








