Quanta pressione esercitano le lobby sulle istituzioni dell’Ue? Spesi in 19 mesi oltre 2 miliardi

Sale la pressione delle lobby sulle istituzioni europee

Una pressione enorme. È quella esercitata dalle lobby sulle principali istituzioni europee a cominciare dalla Commissione europea. Così, nel tentativo di placare le critiche sull’opacità riguardante il ruolo esercitato dai lobbisti, nel 2008 l'Ue ha lanciato il Registro per la trasparenza, che invita gli attori presenti sul campo a qualificarsi e a dichiarare somme investite e obiettivi. Una buona idea se non fosse che l’iscrizione al registro non è obbligatoria e nessuno controlla chi abbia scritto cosa.

C’è, inevitabilmente, un problema di sottostima. Nonostante ciò, utilizzando soltanto i dati ufficiali, un’analisi realizzata dalla testata tedesca Deutsche Welle rivela che le lobby hanno speso per esercitare pressione sull'Ue dall'inizio di gennaio 2017 a settembre 2018 oltre 2 miliardi di dollari. Per avere un termine di paragone, nello stesso periodo, 4,7 miliardi sono stati spesi per fare pressione sui membri del Congresso statunitense, secondo il Center for Responsive Politics.

Disaggregando i dati, a prima vista, la proporzione di lobbisti extra-europei non sembra così rilevante: costituiscono solo il 9% della spesa registrata ma la spesa è in crescita. In testa si confermano gli Stati Uniti. Un recente studio di Transparency International ha rilevato che gli sforzi di lobbying delle società della Silicon Valley sono aumentati del 278% dal 2014 al 2017.

Gli Usa sono seguiti in classifica da Svizzera, Norvegia, Giappone e Cina. Per la Russia, sebbene sia un importante partner commerciale dell'Ue, “soltanto” l'ottavo posto. Ma questi dati non tengono conto che molte società estere hanno aperto delle proprie sedi a Bruxelles, figurando così come società europee. La conferma proviene dal primo posto in classifica stabilito dal (piccolo) Belgio per entità della spesa.

Invece per i paesi asiatici, che non sono ben messi nel ranking, il motivo non è economico bensì culturale: preferiscono negoziare a livello bilaterale.

E anche la Brexit ha pesato: nell'anno successivo al referendum, gli sforzi dei lobbisti bancari e finanziari britannici sono aumentati ben più di quelli tedeschi o francesi. Nel biennio 2016-2017, il Regno Unito ha superato la Germania per numero di occupati full-time nel comparto.

Il lobbismo, nel perseguire gli obiettivi di bilancio indicati dalle multinazionali rappresentate, fluttua a seconda degli eventi e della legislazione. 

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