
Germania e Francia tornano a rilanciare l’idea di un’Europa a due velocità, con un gruppo di Stati membri pronti a procedere più rapidamente su alcune politiche strategiche, senza restare ostaggio dei veti incrociati dei Ventisette. Negli ultimi mesi Berlino e Parigi hanno intensificato i contatti con i principali Paesi dell’Unione per costruire una cooperazione rafforzata su dossier chiave.
Il nodo: decisioni sempre più difficili a 27
Alla base dell’iniziativa c’è la crescente difficoltà dell’UE nel raggiungere un consenso su temi cruciali come difesa comune, competitività industriale, sicurezza economica e autonomia strategica. L’allargamento dell’Unione e l’eterogeneità politica dei governi nazionali stanno rendendo il processo decisionale sempre più lento e frammentato.
La lettera di Klingbeil: “Continuare come prima non è un’opzione”
In una lettera indirizzata ai ministri delle Finanze di Italia, Spagna, Polonia e Paesi Bassi, il ministro tedesco Lars Klingbeil ha invitato a una videoconferenza preparatoria in vista di un vertice in presenza previsto nelle prossime settimane. Il messaggio è netto: “Continuare come prima non è un’opzione” se l’Europa vuole rafforzare la propria resilienza di fronte alle nuove sfide geopolitiche.
Un “gruppo dei sei” come motore dell’Unione
Secondo Berlino e Parigi, un nucleo ristretto di grandi economie europee – che insieme rappresentano una quota rilevante del PIL dell’Unione – potrebbe fungere da motore politico in una fase di evidente stallo. L’idea non è nuova, ma torna d’attualità in un contesto globale sempre più competitivo e instabile.
Le quattro priorità sul tavolo
Nella lettera, Klingbeil individua quattro aree su cui avviare una cooperazione rafforzata:
- unione dei risparmi e degli investimenti, per mobilitare capitali europei;
- rafforzamento del ruolo internazionale dell’euro, anche come valuta di riserva;
- coordinamento della spesa militare, per evitare duplicazioni e inefficienze;
- sicurezza delle materie prime critiche, fondamentali per transizione verde e digitale;
Temi centrali anche nel dibattito sulla nuova politica industriale europea.
L’ombra degli Stati Uniti accelera il dibattito
A rendere più urgente il progetto pesa anche il rapporto con Washington. I segnali arrivati dagli Stati Uniti – tra protezionismo commerciale, incertezza sugli impegni Nato e ritorno di una politica “America First” – hanno rafforzato in Europa la percezione di un alleato sempre meno prevedibile. Da qui la spinta verso una maggiore autonomia strategica europea, sia sul piano economico che della difesa.
Un’Unione più veloce, ma più divisa?
Resta il nodo politico: un’Europa a due velocità rischia di accentuare le fratture interne tra Paesi “di testa” e Stati rimasti indietro. Ma per Berlino e Parigi il rischio maggiore, oggi, è l’immobilismo. Il confronto è aperto e promette di segnare la prossima fase dell’integrazione europea.






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