
Mario Draghi torna a scuotere l’Unione Europea. Davanti ai leader dei Ventisette, l’ex presidente del Consiglio ha sottolineato il peggioramento del quadro macroeconomico rispetto alla presentazione del suo Rapporto sulla competitività europea, ribadendo l’urgenza di intervenire con misure strutturali e coordinate. Il messaggio è chiaro: senza una risposta politica forte, l’Europa rischia di perdere definitivamente terreno rispetto a Stati Uniti e Cina.
Mercato Unico frammentato: il costo della disintegrazione
Tra le priorità indicate da Draghi figura la riduzione delle barriere interne al Mercato Unico, che continuano a frenare investimenti, produttività e crescita. La frammentazione dei mercati dei capitali, in particolare, impedisce alle imprese europee di accedere a finanziamenti su scala continentale, favorendo invece la fuga verso Wall Street e i mercati asiatici.
Mobilitare il risparmio europeo: la grande partita dei capitali
Draghi ha insistito sulla necessità di canalizzare il risparmio privato verso investimenti strategici, dalla transizione energetica alla digitalizzazione e alla difesa. Il progetto dell’Unione dei risparmi e degli investimenti è considerato una leva cruciale per ridurre la dipendenza da capitali esteri e sostenere la competitività industriale dell’UE.
Energia e industria: il nodo dei costi
Altro tema centrale è il costo dell’energia, ancora significativamente più alto rispetto agli Stati Uniti e a molte economie asiatiche. Secondo Draghi, senza un mercato energetico più integrato e politiche industriali coordinate, l’Europa rischia una deindustrializzazione progressiva, soprattutto nei settori ad alta intensità energetica.
“Preferenza europea” e cooperazioni rafforzate
Nel suo intervento, l’ex premier ha rilanciato l’idea di una preferenza europea mirata in settori strategici (difesa, semiconduttori, tecnologie verdi), per sostenere le imprese continentali in un contesto di crescente competizione geopolitica. Ha inoltre evocato la possibilità di ricorrere alle cooperazioni rafforzate tra gruppi di Paesi UE per accelerare le riforme, bypassando i blocchi politici che rallentano il processo decisionale.
Investimenti e debito comune: il tabù da superare
Draghi ha dedicato un intervento particolarmente incisivo al tema degli investimenti pubblici, richiamando la necessità di strumenti finanziari comuni, incluso il debito europeo. Il messaggio riecheggia il modello Next Generation EU: senza una capacità fiscale comune, l’Europa rischia di restare intrappolata in una crescita strutturalmente bassa.
Il messaggio politico: o integrazione o declino
La crescita dell’area euro resta fragile e il rischio di stagnazione strutturale continua a pesare sulle prospettive del blocco. L’ex premier italiano ribadisce che la competitività europea non è una questione tecnica, ma una scelta di sovranità: più integrazione, più investimenti comuni e decisioni rapide, oppure un lento declino nel nuovo ordine globale multipolare.






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