
“Non è troppo tardi per cambiare la traiettoria dell’Europa, se facciamo oggi i passi giusti”. È il messaggio scelto dal Rhine Group, il nuovo think tank europeo fondato nell’agosto 2026 da Mario Draghi e Patrick Collison, cofondatore e CEO di Stripe.
Alla guida operativa c’è l’economista spagnolo Luis Garicano, mentre Draghi e Collison sono co-presidenti. Il gruppo si definisce indipendente e apartitico e punta a riunire esponenti dell’impresa, della finanza, dell’accademia e delle istituzioni per trasformare l’analisi sulla debolezza europea in azione.
Il Rapporto Draghi come punto di partenza
Il Rhine Group nasce direttamente dalle conclusioni del Rapporto sulla competitività europea presentato da Draghi alla Commissione europea nel settembre 2024.
Quel documento conteneva oltre 170 proposte su energia, industria, difesa, innovazione, infrastrutture digitali e mercati dei capitali. A quasi due anni di distanza, il nuovo think tank sostiene che l’Europa si trovi in una posizione ancora più difficile e che molte delle indicazioni formulate allora non siano state trasformate in una vera strategia operativa.
La fotografia più preoccupante: solo 4 big tech su 50 sono europee
Il punto di partenza del Rhine Group è soprattutto tecnologico.
Soltanto quattro delle 50 maggiori aziende tecnologiche mondiali sono europee, secondo il dato citato dal gruppo. E il problema non riguarda una singola industria: dall’intelligenza artificiale alle tecnologie digitali emergenti, l’Europa rischia di rimanere indietro proprio nei settori destinati a determinare la crescita dei prossimi decenni.
Per Draghi, la questione non è soltanto industriale. Una crescita debole significa anche minori risorse per finanziare difesa, sanità, pensioni, istruzione, investimenti climatici e protezione sociale.
Un’Europa troppo dipendente dall’esterno
Il messaggio del Rhine Group va oltre la produttività. Per decenni l’Europa ha beneficiato di un contesto internazionale relativamente favorevole, con il multilateralismo e la protezione americana a fare da argine ai rischi geopolitici.
Quel modello, secondo Draghi e Collison, non è più sufficiente.
Dazi statunitensi, concorrenza cinese, dipendenze energetiche e tecnologiche e nuove tensioni geopolitiche hanno reso molto più evidente la vulnerabilità europea. L’obiettivo diventa quindi rafforzare la capacità del continente di produrre, innovare, investire e competere autonomamente.
Una squadra con nomi pesanti
Il Rhine Group - il nome richiama il Reno, uno dei grandi fiumi europei e simbolo di connessione tra Paesi e sistemi economici differenti - non è il tradizionale think tank composto prevalentemente da accademici. E il suo messaggio è netto: il declino europeo non è inevitabile, ma diventa sempre più probabile se l’Unione continua a rimandare le decisioni.
La squadra comprende personalità provenienti da tech, finanza, industria, economia e politica. Tra i membri italiani figurano Andrea Pignataro, fondatore e CEO di ION Group, gli economisti Lucrezia Reichlin, Francesco Giavazzi e Francesco Decarolis, il CEO di Bending Spoons Luca Ferrari e l’ex ministro dell’Innovazione Vittorio Colao. Accanto a loro ci sono figure internazionali come Xavier Niel e Patrick Collison.








