
Un uomo di 37 anni, cittadino statunitense, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da un agente federale nel quartiere di Eat Street, a sud di Minneapolis. L’episodio è avvenuto intorno alle 9 del mattino, all’angolo tra Nicollet Avenue e 26th Street, davanti al locale Glam Doll Donuts. Secondo testimoni oculari e immagini diffuse da giornalisti e cittadini, l’uomo sarebbe stato colpito al petto, da distanza ravvicinata, dopo che l’agente ha esploso diversi colpi.
Chi era la vittima
La vittima si chiamava Alex Jeffrey Pretti, ex studente della University of Minnesota, infermiere, senza precedenti penali. La sua identità è stata confermata dai genitori all’Associated Press e dal Minnesota Star Tribune.
La versione del DHS: “Era armato”
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) sostiene che Pretti fosse armato e che avrebbe opposto resistenza durante un’operazione federale legata all’arresto di un immigrato irregolare. Secondo la ricostruzione ufficiale, l’agente avrebbe sparato per legittima difesa.
I video e la replica di Walz: “Bugie”
Una narrazione che viene però duramente contestata dal governatore del Minnesota, il democratico Tim Walz. “I video mostrano che la versione del DHS è senza senso”, ha dichiarato, parlando apertamente di “bugie” e chiedendo che l’indagine venga affidata a investigatori statali indipendenti. Walz ha inoltre sollecitato il presidente a fermare immediatamente i raid federali nella città.
Trump contro Walz: la pistola sui social
Il presidente Donald Trump ha respinto ogni accusa, attaccando Walz e i leader locali. Sui social ha condiviso la foto di una pistola, sostenendo che fosse l’arma della vittima, aggiungendo: “Era pronta a sparare”.
Terza sparatoria federale in un mese
L’uccisione di Pretti è la terza sparatoria mortale che coinvolge agenti federali a Minneapolis nel solo ultimo mese. Un dato che alimenta la crescente tensione tra autorità federali e amministrazione statale.
Una città sull’orlo
Minneapolis vive ore di forte esasperazione sociale, in un clima segnato dalle recenti operazioni dell’ICE - Immigration and Custom Enforcement, un esercito senza volto per dare la caccia agli immigrati costituito da oltre 22mila agenti scarsamente addestrati - e da una frattura sempre più evidente tra governo federale, autorità locali e cittadini.




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