
Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, il Giappone ha dispiegato missili a lungo raggio con capacità di attacco preventivo.
Le nuove armi, schierate nelle basi di Camp Fuji e Camp Kengun, sono progettate per colpire potenziali obiettivi militari in Cina e Corea del Nord in caso di crisi.
Dalla difesa al “contrattacco”: cambia la dottrina
La mossa segna una svolta nella politica di sicurezza di Tokyo, storicamente limitata a un ruolo difensivo dalla costituzione pacifista del dopoguerra.
Negli ultimi anni, però, il governo ha progressivamente ampliato il concetto di autodifesa, introducendo la possibilità di “capacità di contrattacco” contro basi nemiche, in linea con le nuove strategie di deterrenza regionale.
Pressioni geopolitiche: il fattore Indo-Pacifico
Il cambio di rotta è legato al crescente contesto di tensione nell’area Indo-Pacifico.
Da un lato l’espansione militare della Cina, dall’altro i test missilistici della Corea del Nord, che negli ultimi anni hanno aumentato la pressione su Tokyo.
In parallelo, il rafforzamento dell’alleanza con gli Stati Uniti spinge il Giappone a un ruolo più attivo nella sicurezza regionale.
Proteste interne: il nodo costituzionale
La decisione non è priva di polemiche. In diverse città giapponesi si sono registrate proteste contro quella che molti cittadini considerano una deriva militarista.
Il punto più controverso resta l’interpretazione dell’Articolo 9 della Costituzione, che rinuncia formalmente alla guerra come strumento di politica internazionale.
Un riarmo più ampio: budget e tecnologie
Il dispiegamento dei missili si inserisce in un piano più ampio: il Giappone ha avviato uno dei più grandi programmi di rafforzamento militare della sua storia recente.
Secondo dati governativi e analisi internazionali, Tokyo punta a portare la spesa per la difesa al 2% del PIL entro il 2027, con investimenti in: missili a lungo raggio; difesa missilistica avanzata; cybersicurezza e spazio.
Equilibri globali in trasformazione
La svolta giapponese riflette un cambiamento più ampio negli equilibri globali. L’Indo-Pacifico è sempre più il centro delle tensioni strategiche mondiali.
Il Giappone, tradizionalmente prudente, si sta trasformando in un attore militare più assertivo. Una scelta che potrebbe rafforzare la deterrenza, ma anche aumentare i rischi di escalation nella regione.








