Giappone, la premier Takaichi lavora (quasi) senza dormire: torna l’incubo del “karoshi”

La routine estrema della leader giapponese riaccende il dibattito sul superlavoro: tra cultura aziendale, stress cronico e migliaia di morti silenziose ogni anno

La premier lavora (quasi) senza dormire: torna l’incubo del “karoshi”
Sanae Takaichi

Quattro ore di sonno a notte, giornate serrate e pasti spesso improvvisati.

È il ritmo quotidiano della premier giapponese Sanae Takaichi, che a sei mesi dall’insediamento racconta una routine ai limiti della sostenibilità.

“Vorrei dormire un po’ di più”, avrebbe confidato in privato, svelando il lato umano di una leadership costruita sul mantra: lavorare senza sosta.

Un modello politico che riflette la cultura del lavoro nipponica

Il caso Takaichi non è isolato, ma rappresenta una fotografia estrema della cultura lavorativa in Giappone.

Riunioni convocate nel cuore della notte, dossier portati a casa e un’agenda senza tregua sono diventati simbolo di una leadership fondata sulla dedizione totale.

Una scelta che, però, riapre interrogativi profondi su un modello sociale che da decenni fatica a trovare equilibrio.

Il peso della vita privata e della responsabilità personale

Alla pressione istituzionale si aggiunge anche quella personale.

La premier assiste il marito, colpito da ictus, e ha deciso di trasferirsi nella residenza ufficiale per ridurre i tempi logistici.

Una quotidianità ridotta all’essenziale, dove anche i pasti diventano secondari e il lavoro assorbe quasi ogni spazio.

Karoshi: il lato oscuro del lavoro in Giappone

Il tema centrale resta quello del karoshi, un fenomeno riconosciuto ufficialmente nel Paese.

Secondo il ministero del Lavoro giapponese: circa 200 casi l’anno vengono riconosciuti per indennizzo; ma studi epidemiologici stimano migliaia di decessi e patologie gravi legati a stress e carichi eccessivi.

Si tratta di infarti, ictus e disturbi mentali causati da ritmi insostenibili.

Dormire meno del resto del mondo

Il problema è anche culturale.

Una recente ricerca evidenzia che in Giappone si dorme in media: 7 ore e 1 minuto nei giorni feriali; circa 38 minuti in meno rispetto alla media dei Paesi del G7.

Un gap che riflette una società dove il lavoro continua a prevalere sul benessere individuale.

Un dibattito che torna centrale

Negli ultimi anni, Tokyo ha introdotto misure per limitare gli straordinari e promuovere il work-life balance.

Tuttavia, casi simbolici come quello della premier dimostrano che: il cambiamento è ancora incompleto; la pressione sociale resta elevata; il confine tra dedizione e sfruttamento è sempre più sottile.

Tra leadership e sostenibilità: il dilemma giapponese

La figura di Takaichi diventa così emblematica: da un lato incarnazione della disciplina e dell’impegno, dall’altro simbolo di un sistema che rischia di logorare anche i suoi vertici.

In un Paese dove lavorare è spesso sinonimo di identità, la sfida resta aperta: quanto si può spingere il limite senza pagarne il prezzo?

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