
“El Niño sta assumendo proporzioni gigantesche”. È il nuovo allarme lanciato dal segretario generale dell’ONU António Guterres, mentre la World Meteorological Organization (WMO) conferma che il fenomeno climatico è ormai pienamente sviluppato e continuerà a rafforzarsi nei prossimi mesi.
Secondo l’agenzia meteorologica delle Nazioni Unite, la probabilità che El Niño persista fino a febbraio 2027 è quasi del 100%: un livello di certezza definito eccezionale dalla stessa WMO.
Il Pacifico è insolitamente caldo
Il cuore della crisi è nell’oceano Pacifico tropicale. Nell’area utilizzata dagli scienziati per monitorare El Niño, le temperature superficiali hanno già superato i 2 °C sopra la media, mentre tra la fine di luglio e la metà di agosto le anomalie settimanali sono arrivate fino a circa +2,6 °C.
Ancora più impressionante il calore accumulato sotto la superficie: in alcune zone del Pacifico le temperature sono risultate oltre 8 °C superiori alla media.
La WMO prevede che l’evento possa raggiungere il picco tra novembre e dicembre 2026, con conseguenze destinate a protrarsi anche nel 2027.
Il 2027 potrebbe battere i record
El Niño tende naturalmente a far aumentare la temperatura media globale. In questo caso, però, si inserisce in un pianeta già fortemente riscaldato dalle emissioni di gas serra.
Per questo motivo gli scienziati prevedono che il 2027 potrebbe stabilire un nuovo record di temperatura globale, anche se non è possibile affermare oggi che sarà certamente l’anno più caldo mai registrato. Il precedente record appartiene al 2024.
Il punto cruciale è dunque la combinazione tra riscaldamento globale ed El Niño: un fenomeno naturale che può amplificare temporaneamente il calore già accumulato nel sistema climatico.
Dalla siccità alle alluvioni: effetti globali
El Niño non significa semplicemente “più caldo ovunque”. Il fenomeno modifica la circolazione atmosferica e può alterare profondamente i regimi di precipitazione.
La WMO prevede per settembre-novembre 2026 temperature superiori alla norma in quasi tutte le aree continentali, mentre piogge, siccità e condizioni estreme potranno variare sensibilmente da una regione all’altra.
Agricoltura, risorse idriche, salute, infrastrutture ed energia sono tra i settori maggiormente esposti.










