Guerra e clima: il conflitto in Iran emette CO₂ come un milione di auto in due settimane

Uno studio internazionale svela il costo nascosto dei conflitti: milioni di tonnellate di emissioni e danni miliardari. Se la guerra durasse un anno, l’impatto climatico eguaglierebbe quello di decine di Paesi

Il conflitto in Iran emette CO₂ come un milione di auto in due settimane

La guerra tra Iran e Stati Uniti non produce solo vittime e tensioni geopolitiche, ma anche un pesante impatto ambientale. Secondo un’analisi condotta da Queen Mary University of London, Lancaster University e Climate and Community Institute, nelle prime due settimane di conflitto sono state generate oltre 5 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Un livello di emissioni paragonabile a quello prodotto da circa un milione di automobili a benzina nello stesso arco temporale.

Numeri record: più emissioni di un intero paese
Il dato è ancora più impressionante se confrontato con le emissioni nazionali: in appena 14 giorni la guerra ha prodotto più CO₂ di quanta ne generi in un anno intero l’Islanda. Le emissioni derivano non solo dalle operazioni militari, ma anche dagli attacchi a infrastrutture energetiche, incendi di impianti petroliferi e distruzione di depositi di carburante.

Danni economici e ambientali miliardari
Il costo climatico stimato supera già 1,3 miliardi di dollari. Una cifra destinata a crescere rapidamente se il conflitto dovesse protrarsi. Secondo i ricercatori, la guerra moderna è tra le attività più inquinanti al mondo, ma resta largamente esclusa dai bilanci ufficiali delle emissioni globali, creando una “zona grigia” nei conteggi climatici internazionali.

Uno scenario estremo: emissioni come 84 paesi
Se il conflitto dovesse durare un anno, le emissioni potrebbero raggiungere 131 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Un livello paragonabile alle emissioni complessive di 84 Paesi a bassa intensità carbonica o a economie fortemente dipendenti dai combustibili fossili come il Kuwait. Un’escalation che trasformerebbe la crisi geopolitica in una vera emergenza climatica globale.

Guerre sempre più “carbon intensive”
Lo studio si inserisce in una linea di ricerca già applicata ai conflitti in Gaza e in Ucraina, evidenziando come le guerre contemporanee abbiano un’impronta ecologica crescente. Nel caso mediorientale, le emissioni risultano addirittura quadruplicate rispetto ad altri teatri recenti, a causa della centralità delle infrastrutture energetiche coinvolte.

Ricostruzione e paradosso climatico
Il paradosso è che la fase post-bellica rischia di essere ancora più inquinante della guerra stessa. Secondo le stime, la ricostruzione di aree devastate come Gaza e Libano potrebbe generare emissioni fino a 24 volte superiori rispetto a quelle prodotte durante i combattimenti. Un dato che solleva interrogativi cruciali sulla sostenibilità dei processi di ricostruzione.

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