Segretario Onu, Antonio Guterres: “Il clima è questione di vita o di morte”

Segretario Onu, Guterres: “Il clima è questione di vita o di morte”

"Quella del clima è già oggi una questione di vita o morte". Lo ha affermato Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, in un drammatico appello nel discorso di apertura della Conferenza sul clima COP24, in svolgimento a Katowice dal 3 al 14 dicembre, nel sud della Polonia. Paradossalmente, il luogo scelto per l’incontro si trova a 150 chilometri dalla più grande centrale elettrica a carbone d’Europa, che nell’aprile 2014 era stata indicata dalla Commissione Europea come “la centrale elettrica più dannosa per il clima nell’Ue”.

Secondo Guterres, i paesi del mondo non stanno reagendo in modo sufficiente e abbastanza tempestivo per frenare i cambiamenti climatici. "Abbiamo veramente un grosso problema", ha ribadito il segretario, sollecitando i membri della conferenza a condividere la responsabilità per realizzare gli Accordi di Parigi "per cambiare il mondo in meglio".

L’obiettivo principale di questa COP, che consiste nella conferenza annuale dei paesi firmatari della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici, è un’intesa sulle regole per attuare l’Accordo di Parigi del 2015. Ma gli osservatori non nutrono grandi aspettative sull’esito di questo ennesimo incontro. Che si è aperto con tre premesse non proprio incoraggianti.

Il 20 novembre l’Organizzazione meteorologica mondiale ha annunciato che la concentrazione annua media globale di CO2 nell’atmosfera ha toccato nel 2015 il significativo traguardo di 400,3 ppm (parti per milione). Il valore era già stato raggiunto per alcuni mesi in alcune località negli anni passati, ma mai prima su base globale per l’intero anno.

La notizia sulla concentrazione di CO2 nell’atmosfera segue la pubblicazione all’inizio di ottobre del Rapporto Ipcc sugli impatti del riscaldamento globale di 1,5 gradi. Lo studio solleva un punto interessante: se come limite all’incremento della temperatura dovesse essere assunto +1,5°C, c’è il rischio concreto che nel momento della pubblicazione dell’atteso e tradizionale rapporto Ipcc, probabilmente nel 2023, il “carbon budget” possa già essere stato esaurito.

Un altro Rapporto, pubblicato da 13 agenzie federali Usa il 23 novembre e reso pubblico dalla Casa Bianca, qualifica – in totale contrasto con le politiche e le convinzioni di Donald Trump - il cambiamento climatico come un fenomeno reale che rischia di avere effetti pesanti sull'economia statunitense: le perdite potrebbero arrivare fino al 10% del Pil, il doppio di quelle della Grande Recessione del 2008. L'allarme è chiaro: il surriscaldamento globale e i cambiamenti che ne conseguono stanno spingendo gli Stati Uniti alla deriva.

La posizione di Washington non aiuta il tentativo di arrestare o quantomeno rallentare il “climate change”. E anche in Italia il dibattito sull’accordo sembra essere sparito dal radar. D’altra parte, la parola clima non è mai citata nel contratto giallo-verde “per il governo del cambiamento”, anche se si ritrova il termine “cambiamento climatico” nella sezione intitolata “Ambiente, green economy e rifiuti zero”. Per il contrasto al cambiamento climatico ci si limita a dire che “sono necessari interventi per accelerare la transizione alla produzione energetica rinnovabile e spingere sul risparmio e l’efficienza energetica in tutti i settori”.

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