
La parabola di Evergrande arriva al suo epilogo giudiziario. Xu Jiayin, conosciuto anche come Hui Ka Yan, fondatore ed ex presidente del colosso immobiliare cinese, è stato condannato oggi all’ergastolo dal tribunale intermedio di Shenzhen. La sentenza, di primo grado, riguarda una serie di reati finanziari commessi nell’arco di diversi anni.
Secondo i giudici, tra il 2016 e il 2021 Evergrande avrebbe messo in atto una frode finanziaria “su larga scala”, gonfiando il valore degli asset e occultando le passività. Xu è stato inoltre riconosciuto responsabile di raccolta fraudolenta di fondi, utilizzo illecito di capitali, irregolarità nell'emissione di titoli e corruzione.
La pena è particolarmente pesante: Xu, 67 anni, è stato privato a vita dei diritti politici e gli sono stati confiscati tutti i beni personali. Il tribunale ha inoltre ordinato il recupero dei proventi illeciti e l’eventuale risarcimento delle somme mancanti.
Una multa da 2,35 miliardi di dollari
Anche le società sono state colpite duramente. China Evergrande Group è stata multata per 8,82 miliardi di yuan, mentre Evergrande Real Estate dovrà pagare altri 7 miliardi: complessivamente 15,82 miliardi di yuan, circa 2,35 miliardi di dollari. Altri 56 imputati sono stati condannati, con pene che arrivano fino a 18 anni di carcere.
Dai 45 miliardi di dollari alla bancarotta
La vicenda assume un valore simbolico enorme per la Cina. Xu Jiayin era arrivato a essere uno degli uomini più ricchi del Paese, con una fortuna stimata da Forbes in oltre 45 miliardi di dollari nel 2017. Evergrande, fondata nel 1996, era diventata il maggiore sviluppatore immobiliare cinese per vendite, raggiungendo circa 100 miliardi di dollari di vendite annuali nel 2020.
Poi è arrivato il crollo. Il giro di vite imposto da Pechino sull’indebitamento eccessivo del settore immobiliare ha fatto emergere la fragilità del modello di crescita basato su debito, prevendite immobiliari e continua espansione. Evergrande è andata in default nel 2021 e nel 2024 un tribunale di Hong Kong ne ha ordinato la liquidazione.
Oltre 300 miliardi di dollari di debiti
Al momento del collasso, Evergrande aveva accumulato oltre 300 miliardi di dollari di passività, trasformandosi nel simbolo della crisi del real estate cinese. Il dissesto ha avuto conseguenze ben oltre l'azienda, colpendo sviluppatori, acquirenti di abitazioni, banche e investitori e alimentando una delle principali vulnerabilità dell'economia cinese degli ultimi anni.
La condanna di Xu Jiayin va quindi oltre la vicenda personale di un ex miliardario. È anche il segnale della fine di un modello economico che ha contribuito per decenni alla crescita cinese ma che, fondato su un'espansione immobiliare alimentata dal debito, è diventato progressivamente insostenibile.
La parabola di Evergrande racconta così una delle più spettacolari cadute della finanza globale: da simbolo del boom immobiliare cinese a emblema della crisi del mattone. E la sentenza di Shenzhen potrebbe rappresentare uno dei capitoli più significativi della lunga resa dei conti con quella stagione.








