Il governo francese contro tutti

Il retroscena dietro al fallimento del tentativo di fusione tra Fca e Renault

Il governo francese contro tutti

Dopo un Cda di Renault che non finiva mai, giovedì 6 giugno è toccato a Gérald Darmanin, ministro del Bilancio, difendere la decisione presa dai rappresentanti dello Stato nel consiglio della casa automobilistica di bloccare la proposta di fusione di Fiat-Chrysler. Poi alcuni dirigenti del dicastero dell’Economia, alle dipendenze del ministro Bruno Le Maire, hanno precisato che “la ragione per cui questo deal non è andato in porto non ha niente a che vedere con interventi politici ma è solo legata alla necessità di preservare l’alleanza con Nissan”.

Ritorniamo a quel turbolento Cda. Sui 19 componenti il rappresentante dei lavoratori si era subito detto contrario all’accordo. I due di Nissan (che possiede il 15% del capitale di Renault ma non ha diritti di voto in assemblea) hanno dichiarato di voler astenersi. Altri 14 amministratori erano favorevoli. Ma, a sorpresa, i due rappresentanti dello Stato (che ha il 15% di Renault ma il 28% dei diritti di voto ed è l’azionista di riferimento) hanno chiesto di interrompere la riunione. Hanno chiamato Le Maire, per consultarlo. E lui ha chiesto un ulteriore rinvio della decisione a martedì prossimo, per poter spiegare meglio la trattativa ai giapponesi. Di qui, la rinuncia di Fca.

Che non tutto sia filato liscio lo dimostra anche il disappunto della casa francese. “Il gruppo Renault – si legge in una nota – esprime la sua delusione per non poter approfondire la proposta di Fiat-Chrysler”. Ma non è detta ancora l’ultima parola: se ne potrebbe riparlare nel prossimo futuro.

Indicatori

Scopri la sezione Indicatori

(opzionale)
Paesi
www.quotedbusiness.com