La crisi del Washington Post: da modello del giornalismo internazionale ai drastici tagli

Il celebre quotidiano statunitense licenzia circa un terzo della redazione. Critiche, proteste e timori per l’informazione libera in un’epoca di profonde trasformazioni media

La crisi del Washington Post

Lo storico Washington Post, simbolo del giornalismo investigativo mondiale, sta attraversando una delle crisi più profonde della sua storia recente: il quotidiano ha annunciato un taglio drastico del personale, con circa 300 giornalisti licenziati, pari al 30% della redazione.

Bezos: “doloroso ma necessario”

La decisione è stata comunicata ai dipendenti dal direttore esecutivo Matt Murray, che ha descritto i tagli come parte di un “riassetto strategico” per assicurare un futuro sostenibile al giornale. Le riduzioni colpiscono soprattutto sport, cronaca locale ed esteri, mentre sezioni come Libri e il podcast quotidiano Post Reports vengono chiuse.

Il peso della crisi economica

La mossa arriva in un momento in cui il Post sta faticando a generare profitti significativi nonostante gli investimenti digitali avviati anni fa. A differenza di testate come The New York Times, che nel 2025 ha registrato una forte crescita degli abbonamenti digitali, il Post ha continuato a registrare perdite finanziarie e un calo dell’audience online.

Tagli nelle corrispondenze e reazioni nella redazione

Le riduzioni di personale non risparmiano neanche giornalisti con ruoli di rilievo internazionale: tra i licenziati ci sono inviati speciali da zone di guerra, corrispondenti dall’Iran, dal Medio Oriente e dall’Ucraina. Secondo i sindacati e i colleghi, la perdita di queste figure potrebbe compromettere la capacità del giornale di garantire una copertura globale rigorosa.

Reazioni nel mondo politico e mediatico

La decisione ha suscitato forti reazioni. Negli Stati Uniti, personalità come Bernie Sanders hanno attaccato direttamente il proprietario Jeff Bezos, mettendo in parallelo i licenziamenti con la recente spesa di circa 75 milioni di dollari per un documentario su Melania Trump prodotto fuori dal contesto giornalistico.
In Europa, l’europarlamentare Gaetano Pedullà (M5S) ha definito i tagli un “brutto segnale per la democrazia”, chiedendo maggiore tutela per il giornalismo indipendente anche sul fronte legislativo.

Critiche storiche e digiuno di leadership

Alcuni osservatori ricordano che gli ultimi anni non sono stati facili per il Post: sotto la proprietà di Bezos, iniziata nel 2013, la testata ha collezionato critiche per alcune scelte editoriali che avrebbero alienato lettori e giornalisti, contribuendo alla perdita di abbonati e fiducia nel marchio.

La prospettiva futura

Mentre la direzione afferma che il taglio di costi consentirà di concentrare le risorse sulle principali coperture – politica, salute, tecnologia e approfondimenti – critici e professionisti temono che la capacità investigativa e internazionale del giornale ne esca indebolita, con ripercussioni sulla qualità dell’informazione globale.

Un simbolo messo alla prova

Il Washington Post non è solo un quotidiano: è stato protagonista di indagini storiche come il caso Watergate e riferimento per il giornalismo investigativo nel mondo. Con questi tagli, una delle istituzioni mediatiche più influenti rischia di perdere parte della sua identità storica, segnando una tappa delicata nella trasformazione dell’ecosistema dell’informazione.

Fonte
quotedbusiness.com è una testata indipendente nata nel 2018 che guarda in particolare all'economia internazionale. Ma la libera informazione ha un costo, che non è sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità. Se apprezzi i nostri contenuti, il tuo aiuto, anche piccolo e senza vincolo, contribuirà a garantire l'indipendenza di quotedbusiness.com e farà la differenza per un'informazione di qualità. 'qb' sei anche tu. Grazie per il supporto
MiaFattura - la più semplice App di fatturazione
www.quotedbusiness.com