
La tensione geopolitica in Medio Oriente sta provocando uno shock sui mercati energetici globali.
Il prezzo del Brent crude oil, il 12 marzo, è tornato a superare i 100 dollari al barile, con un balzo di oltre il 9% fino a circa 100,34 dollari, mentre il West Texas Intermediate scambia intorno ai 95 dollari a New York.
Anche il gas resta sotto pressione, con quotazioni attorno ai 51 euro per megawattora sui mercati europei.
Il ritorno dei prezzi petroliferi a tre cifre segna uno dei momenti più critici per il mercato energetico globale negli ultimi anni.
La “turbativa storica” secondo la IEA
Secondo l’ultimo rapporto della Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), il conflitto nella regione ha provocato una drastica interruzione dell’offerta di greggio.
La produzione globale sarebbe attualmente ridotta di:
- 8 milioni di barili al giorno di petrolio
- 2 milioni di barili al giorno di prodotti petroliferi e condensati
In totale, si tratta di circa 10 milioni di barili al giorno, pari a quasi il 10% della domanda mondiale.
Il direttore esecutivo Fatih Birol ha definito la situazione una “turbativa storica per il mercato petrolifero globale”, paragonabile agli shock energetici degli anni Settanta.
Il nodo strategico dello Stretto di Hormuz
Al centro della crisi c’è il rischio di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi energetici più importanti al mondo.
Attraverso questo passaggio marittimo transita normalmente circa un quinto del petrolio mondiale e una quota significativa del gas naturale liquefatto.
Un’interruzione prolungata dei flussi energetici nella regione potrebbe avere effetti profondi sull’economia globale, alimentando inflazione energetica e volatilità finanziaria.
Le Borse globali chiudono in rosso
La tensione sui mercati energetici si è immediatamente riflessa sui mercati finanziari.
Le principali Borse internazionali hanno chiuso in ribasso, mentre gli investitori cercano rifugio in asset considerati più sicuri.
Il timore principale è che una crisi energetica prolungata possa rallentare la crescita economica globale e alimentare nuove pressioni inflazionistiche.
L’Italia libera quasi 10 milioni di barili
Per contribuire a stabilizzare i mercati, anche l’Italia ha deciso di partecipare al rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio.
Il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica ha annunciato la messa a disposizione di 9 milioni e 966 mila barili, pari a circa 1,6 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.
Questa quantità rappresenta circa il 2,5% del totale dei barili rilasciati dai Paesi membri della IEA.
Le scorte energetiche italiane
Nonostante il rilascio straordinario, il livello delle scorte petrolifere italiane resta in linea con gli standard europei.
Attualmente l’Italia dispone di oltre 11,9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio nelle riserve strategiche, pari a circa 90 giorni di importazioni nette.
Le scorte sono distribuite tra:
- industrie petrolifere (circa 67 giorni di importazioni)
- OCSIT - Organismo Centrale di Stoccaggio Italiano (circa 23 giorni).
Il rilascio programmato rappresenta circa il 13,5% delle riserve di sicurezza nazionali.
Un mercato energetico a un punto di svolta
Secondo la Agenzia Internazionale dell'Energia, il sistema energetico globale si trova ora in “un punto di svolta critico”.
La crisi attuale dimostra ancora una volta quanto l’economia mondiale sia vulnerabile agli shock geopolitici legati all’energia.
Nel breve periodo, i governi stanno cercando di stabilizzare il mercato con le riserve strategiche. Ma nel lungo periodo la sfida resta ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e diversificare le fonti energetiche.








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