
La guerra in Medio Oriente voluta dal presidente americano Donald Trump rischia di trasformarsi in un boomerang economico globale. A lanciare l’allarme è Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia, che da Bruxelles – durante il Simposio fiscale UE 2026 tenutosi recentemente – ha avvertito: “Saranno i cittadini comuni a sostenere la maggior parte dei costi”.
Il meccanismo è già in moto: aumento del prezzo del petrolio, rincaro delle importazioni e inflazione lungo tutta la filiera. Un effetto domino che colpisce famiglie e imprese.
Petrolio alle stelle e inflazione globale
Il nodo centrale è l’energia. La crisi nello Stretto di Hormuz e le tensioni con l’Iran stanno spingendo verso l’alto i prezzi di petrolio e gas. Secondo Stiglitz, gli effetti non si fermeranno qui: rincari su beni alimentari; aumento dei costi per materie prime industriali come alluminio; impatto diretto sulle catene globali di approvvigionamento. Un quadro che aggrava ulteriormente la già fragile situazione economica negli Stati Uniti e in Europa, dove il costo della vita era già in crescita.
“Uno dei peggiori eventi per la democrazia”
Ma l’analisi del Nobel va oltre l’economia. Per Stiglitz, la crisi innescata dalla strategia Usa rappresenta “uno degli eventi peggiori che si possano immaginare per la democrazia”. Il motivo è chiaro: quando i prezzi aumentano e le disuguaglianze si ampliano, cresce anche la fragilità sociale e politica. Un terreno fertile per instabilità, populismi e tensioni interne.
I vincitori della crisi: petrolio e Russia
In ogni crisi ci sono vincitori e vinti. E secondo Stiglitz, questa volta i vincitori sono evidenti: le grandi compagnie energetiche; e soprattutto la Russia. “Non solo Trump ha ridotto le sanzioni contro Mosca, ma il prezzo del petrolio russo è schizzato alle stelle”, sottolinea l’economista. Un paradosso geopolitico che rafforza proprio uno degli attori più controversi sullo scenario internazionale.
L’accusa: “Gli USA diventati un’oligarchia”
Durissimo anche il giudizio sulla politica interna. Per Joseph Stiglitz, gli Stati Uniti stanno vivendo una deriva: “L’America è diventata un’oligarchia, si spera temporaneamente”.
Un simbolo? L’immagine dell’insediamento di Donald Trump, circondato da miliardari.
Secondo i dati citati dal Nobel: oltre il 40% della nuova ricchezza è andato all’1% più ricco; il 50% più povero ha ricevuto appena l’1%. Un divario che mina alla base il funzionamento delle democrazie occidentali.
L’Europa nel mirino: errore strategico sull’energia
Stiglitz non risparmia nemmeno l’Unione Europea. Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, Bruxelles avrebbe dovuto accelerare sulle rinnovabili invece di puntare sul gas. La sintesi, diventata già virale: “Sole e vento sono più affidabili di Putin e di Trump”. Un messaggio chiaro: l’indipendenza energetica passa da investimenti massicci in energia pulita, non da nuove dipendenze geopolitiche.
Le soluzioni: tasse e redistribuzione
Per uscire dalla crisi, Stiglitz propone misure strutturali: una carbon tax reale, superiore ai 100 euro per tonnellata; una fiscalità più progressiva; una possibile tassa sui grandi patrimoni L’obiettivo: ridurre le disuguaglianze e stabilizzare le economie occidentali.
Uno scenario globale sempre più instabile
Tra guerra, energia e tensioni sociali, il quadro che emerge è quello di un sistema globale sotto pressione. La strategia di Donald Trump in Medio Oriente rischia di produrre effetti ben oltre il campo militare: inflazione, instabilità politica e nuove fratture tra alleati. E, come avverte Stiglitz, a pagare il conto – ancora una volta – saranno soprattutto i cittadini.









