
Tra il 2023 e il 2026 l’Italia ha completamente ridisegnato la propria mappa del gas. La crisi energetica seguita alla guerra in Ucraina ha costretto il Paese a ridurre drasticamente la dipendenza dalla Russia, un tempo primo fornitore con circa il 40% delle importazioni.
Oggi quel modello è stato superato. Al suo posto è emersa una strategia di diversificazione che ha rafforzato i rapporti con nuovi partner e cambiato profondamente il mix energetico nazionale.
Algeria, Azerbaigian e GNL: i nuovi pilastri
Nel nuovo equilibrio energetico italiano, l’Algeria si conferma uno dei principali fornitori grazie al gasdotto Transmed, che nel 2023 copriva circa il 36% delle forniture.
Accanto al Nord Africa, cresce il ruolo del Caucaso: il gas proveniente dall’Azerbaigian attraverso il TAP ha raggiunto circa il 15-16%, consolidandosi come asse strategico per l’Europa meridionale.
Ma la vera novità è il gas naturale liquefatto. Il GNL è passato in pochi anni da soluzione complementare a pilastro del sistema, arrivando a coprire oltre un terzo delle importazioni nel 2026.
Fine del gas russo: un cambio storico
Il gas russo, che prima della guerra rappresentava la quota dominante, è ormai quasi scomparso dal mix italiano, riducendosi a percentuali residuali già nel 2023 e azzerandosi di fatto entro il 2025.
Una svolta geopolitica prima ancora che energetica, che ha ridefinito le alleanze e le strategie di approvvigionamento dell’Italia e dell’intera Unione Europea.
Il boom del GNL: flessibilità ma anche nuove vulnerabilità
Il GNL, importato via nave e rigassificato nei terminal italiani, proviene principalmente da Stati Uniti, Qatar e Nord Africa, con quote sostanzialmente equilibrate.
Questa flessibilità consente all’Italia di diversificare le fonti, ma introduce anche una nuova fragilità: la dipendenza dalle rotte marittime globali e da snodi strategici come lo Stretto di Hormuz.
Un punto critico da cui transita circa il 20% del gas e del petrolio mondiale, e che negli ultimi mesi è tornato al centro delle tensioni internazionali.
Il ruolo chiave del Qatar nel sistema italiano
Tra i fornitori di GNL, il Qatar occupa una posizione centrale. Nel 2025 ha rappresentato circa il 10% delle importazioni complessive di gas dell’Italia e oltre un terzo del GNL acquistato.
Un dato significativo, soprattutto se si considera che l’Italia è tra i principali importatori europei di gas qatariota, mentre per Doha il mercato italiano resta solo una parte delle esportazioni globali, orientate soprattutto verso Asia, in particolare Cina e India.
Medio Oriente e prezzi: l’effetto della crisi globale
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno già producendo effetti concreti sui mercati energetici. Gli attacchi e le interruzioni nelle rotte del Golfo hanno ridotto la produzione e rallentato i trasporti, facendo salire i prezzi del gas e aumentando l’incertezza.
Un segnale chiaro: anche con una maggiore diversificazione, l’Italia resta esposta agli shock globali.
Sicurezza energetica: tra diversificazione e rischio geopolitico
La nuova strategia italiana ha ridotto la dipendenza da un singolo fornitore, ma ha ampliato il numero di variabili critiche.
Oggi la sicurezza energetica non dipende più solo da un Paese, ma da un sistema globale complesso, fatto di rotte marittime, equilibri geopolitici e stabilità internazionale.
Una sfida che richiede investimenti, infrastrutture e una visione strategica di lungo periodo.
Il futuro: tra transizione e realismo energetico
Mentre l’Europa accelera sulla transizione verso le rinnovabili, il gas resta una fonte essenziale nel breve e medio periodo.
Per l’Italia, la sfida sarà bilanciare sicurezza, sostenibilità e indipendenza energetica in un mondo sempre più instabile.
Perché se è vero che la dipendenza è cambiata, non è certo scomparsa.








