Gas, rivoluzione energetica in Europa: il GNL supera i gasdotti e cambia gli equilibri globali

Dopo la crisi con la Russia, l’Unione europea riscrive la mappa dell’energia: più flessibilità ma anche nuove vulnerabilità tra mercati globali e rotte marittime

Gas, rivoluzione energetica in Europa: il GNL supera i gasdotti

Negli ultimi anni l’Europa ha compiuto una trasformazione profonda nel proprio sistema energetico. Rispetto al periodo precedente all’invasione russa dell’Ucraina, il mix di approvvigionamento del gas è cambiato radicalmente.

I dati più recenti mostrano un crollo del 44,8% delle importazioni di gas via tubo tra il primo trimestre 2021 e il terzo trimestre 2025. Nello stesso arco temporale, le forniture di gas naturale liquefatto (GNL) sono più che raddoppiate, segnando un cambio di paradigma per l’intero continente.

Addio al gas russo, nuovi partner globali

Prima del 2022, la Russia rappresentava il principale fornitore di gas per l’Unione europea attraverso una rete capillare di gasdotti. La drastica riduzione di questi flussi ha costretto Bruxelles a diversificare rapidamente le fonti.

Oggi il GNL arriva soprattutto da Stati Uniti, Qatar e altri paesi del Medio Oriente, mentre fornitori come la Norvegia hanno aumentato le consegne via tubo senza però compensare del tutto il calo russo.

Questo ha ridefinito non solo le relazioni energetiche, ma anche gli equilibri geopolitici tra Europa, Stati Uniti e nuove potenze esportatrici.

Più flessibilità, ma cresce la competizione globale

Il passaggio al GNL offre vantaggi evidenti: maggiore flessibilità e possibilità di reindirizzare rapidamente i carichi in base alla domanda.

Tuttavia, questa nuova configurazione espone l’Europa a una competizione globale più intensa. I carichi di gas liquefatto vengono infatti dirottati verso i mercati disposti a pagare di più, come quelli asiatici, rendendo i prezzi più volatili e meno prevedibili.

Un fattore che incide direttamente su famiglie e imprese europee, già alle prese con costi energetici elevati.

Dalle pipeline alle rotte marittime: cambia la vulnerabilità

Se in passato la sicurezza energetica europea dipendeva soprattutto dalle infrastrutture terrestri e dai rapporti con Mosca, oggi il focus si sposta sui mari.

Il crescente ricorso al GNL lega l’Europa alla stabilità delle rotte marittime globali, come lo Stretto di Hormuz o il Canale di Suez, rendendo il sistema più esposto a crisi geopolitiche, tensioni militari e interruzioni dei traffici.

Una vulnerabilità diversa, ma non meno rilevante.

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