La guerra nel Golfo rilancia l’“età dell’oro nero”. Nel primo mese di conflitto, le 100 maggiori compagnie petrolifere e del gas hanno generato oltre 30 milioni di dollari all’ora in profitti straordinari, trainati dal balzo dei prezzi energetici.
Petrolio sopra i 100 dollari: effetto domino globale
Il greggio ha toccato una media di circa 100 dollari al barile, alimentando utili extra per oltre 23 miliardi di dollari in un solo mese. Una dinamica destinata a proseguire: se i prezzi resteranno elevati, i ricavi aggiuntivi potrebbero arrivare fino a 234 miliardi entro fine anno.
I grandi vincitori: aramco, exxon e colossi russi
Tra i principali beneficiari figurano Saudi Aramco, leader globale, e le major occidentali come ExxonMobil e Shell.
Sul fronte russo, Gazprom, Rosneft e Lukoil consolidano i ricavi grazie all’impennata dei prezzi.
Putin rafforza le casse di guerra
Il vero effetto geopolitico riguarda Vladimir Putin: a marzo, le entrate petrolifere russe hanno raggiunto 840 milioni di dollari al giorno, +50% rispetto al mese precedente. Risorse cruciali per sostenere lo sforzo bellico in Ucraina.
I costi ricadono su famiglie e imprese
L’altra faccia della medaglia è il peso sui consumatori: carburanti più cari, bollette in aumento e inflazione energetica. Molti governi – inclusa l’Italia – hanno ridotto le accise per contenere l’impatto, ma con effetti negativi sui conti pubblici.
Ue valuta una tassa sugli extra-profitti
La Commissione Europea sta valutando nuove forme di tassazione sugli extra-profitti energetici, su spinta di diversi Paesi membri. L’obiettivo: redistribuire parte dei guadagni straordinari e contenere l’impatto sociale della crisi.
Shock energetico senza precedenti
Secondo l’Agenzia Internazionale dell'Energia, quello in corso potrebbe essere uno dei più grandi shock energetici di sempre. Le tensioni nello Stretto di Hormuz continuano a minacciare le forniture globali.
Transizione energetica sotto pressione
Il boom dei profitti fossili rallenta la transizione verso le rinnovabili, mentre cresce il dibattito globale: continuare a dipendere dal petrolio espone economie e cittadini a crisi cicliche e instabilità geopolitica.








