Iran, Teheran alza la tensione su Hormuz: “Il controllo dello Stretto porterà entrate enormi”

L’Iran rivendica il controllo strategico dello Stretto di Hormuz e punta a trasformarlo in una leva economica e geopolitica globale. Intanto crescono le tensioni con gli Stati Uniti e aumenta il rischio per il mercato energetico mondiale

Iran, Teheran alza la tensione su Hormuz

Lo Stretto di Hormuz torna a essere uno dei punti più caldi del pianeta.

Teheran ha dichiarato di voler rafforzare il controllo sul passaggio marittimo strategico attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, annunciando nuove entrate miliardarie grazie alle tasse imposte alle navi in transito.

Una mossa che riaccende immediatamente le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e preoccupa mercati energetici, compagnie di navigazione e governi occidentali.

“Entrate enormi”: la strategia economica dell’Iran

Secondo il portavoce dell’Esercito iraniano Mohammad Akraminia, il nuovo assetto di controllo militare nello Stretto consentirà all’Iran di aumentare significativamente le proprie entrate energetiche e commerciali.

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane (Pasdaran) supervisionano la parte occidentale dello Stretto, mentre l’esercito regolare controlla quella orientale.

“Questo raddoppierà il reddito petrolifero del Paese”, ha dichiarato Akraminia, spiegando che Teheran punta a incassare miliardi attraverso nuove tariffe e diritti di passaggio sulle petroliere internazionali.

Secondo fonti iraniane, sarebbero già arrivate le prime entrate legate ai nuovi sistemi di tassazione navale.

Perché Hormuz è così importante

Lo Stretto di Hormuz è uno dei choke point energetici più strategici del mondo.

Ogni giorno transitano attraverso questo stretto corridoio marittimo tra Iran e Oman circa 17-20 milioni di barili di petrolio, oltre a una quota crescente di gas naturale liquefatto (GNL).

Paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq e Qatar dipendono direttamente da questa rotta per esportare energia verso Europa e Asia.

Qualsiasi tensione militare o limitazione al traffico navale potrebbe provocare effetti immediati sui prezzi globali del petrolio e dell’energia.

Usa-Iran: cresce il rischio escalation

L’annuncio iraniano arriva mentre gli Stati Uniti mantengono una forte presenza militare nel Golfo Persico.

Washington continua infatti a monitorare le attività iraniane nella regione con portaerei, droni e operazioni navali di deterrenza.

Negli ultimi mesi sono aumentati gli episodi di sequestro, ispezione o tensione tra petroliere commerciali e forze iraniane.

Secondo diversi analisti internazionali, Teheran starebbe utilizzando Hormuz come leva strategica per rafforzare il proprio peso negoziale nelle crisi regionali e nelle trattative sulle sanzioni.

Mercati energetici sotto pressione

Le dichiarazioni iraniane arrivano in un momento già delicato per il mercato energetico globale.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha recentemente avvertito che le scorte mondiali di petrolio si stanno riducendo rapidamente e che il mercato potrebbe affrontare deficit significativi nei prossimi mesi.

Anche solo il rischio di instabilità nello Stretto di Hormuz tende a influenzare immediatamente il prezzo del Brent e del WTI.

Gli operatori finanziari temono che eventuali restrizioni al traffico marittimo possano generare nuovi shock energetici globali e alimentare inflazione, aumento dei carburanti e rallentamento economico.

Il Golfo Persico torna epicentro della geopolitica mondiale

Dopo anni di tensioni intermittenti, il Golfo Persico torna al centro degli equilibri internazionali.

Iran, Stati Uniti, Cina, Russia e monarchie del Golfo stanno ridefinendo alleanze, rotte energetiche e strategie militari in una delle aree più sensibili del pianeta.

E mentre Teheran parla apertamente di “enormi benefici economici” dal controllo di Hormuz, il resto del mondo osserva con crescente preoccupazione il rischio di una nuova crisi energetica globale.

Fonte
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