Petrolio, la nuova età dell’oro nero: la crisi in Medio Oriente rilancia i profitti delle Big Oil

L’impennata del greggio oltre i 100 dollari al barile alimenta i bilanci dei colossi energetici statunitensi. ExxonMobil e Chevron guidano la corsa, mentre in Europa il quadro resta divergente tra Equinor, TotalEnergies ed Eni. Ma gli extraprofitti riaprono il dibattito politico sulla speculazione energetica

Petrolio, la nuova età dell’oro nero

La nuova crisi geopolitica nel Golfo ha trasformato il 2026 in un anno di forte volatilità per i mercati energetici, ma anche in una stagione di profitti straordinari per le grandi compagnie petrolifere.

Secondo le anticipazioni riportate dal Financial Times, le principali major statunitensi si preparano a registrare nel secondo trimestre risultati nettamente superiori rispetto ai mesi precedenti, sostenute dal rialzo del prezzo del greggio e dall’aumento dei margini nella raffinazione.

Il conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran ha spinto il petrolio oltre la soglia dei 100 dollari al barile, alimentando una nuova fase di crescita per l’industria dei combustibili fossili.

ExxonMobil e Chevron guidano la corsa degli utili

Negli Stati Uniti sono soprattutto ExxonMobil e Chevron a beneficiare della nuova fase rialzista.

Le stime degli analisti indicano profitti trimestrali rispettivamente intorno ai 15 miliardi di dollari per ExxonMobil e ai 9,7 miliardi di dollari per Chevron, dopo un primo trimestre complicato dalle perdite legate a strategie finanziarie basate su aspettative di prezzi del petrolio più bassi.

Anche il comparto della raffinazione americana, con operatori come Marathon Petroleum e Valero Energy, punta a risultati tra i migliori degli ultimi anni grazie al miglioramento dei margini industriali.

In Europa vince Equinor, rallentano TotalEnergies ed Eni

La situazione è più articolata per le compagnie europee. L’impatto della crisi energetica varia in base alla struttura produttiva, all’esposizione al gas naturale e alle strategie aziendali.

La norvegese Equinor è tra i principali beneficiari della fase attuale, grazie alla produzione record nel Mare del Nord e al forte valore del gas europeo, con prezzi sostenuti sul mercato TTF.

Gli analisti stimano una crescita degli utili superiore all’11%, con risultati trimestrali attesi nell’ordine di 3,2-3,5 miliardi di dollari.

Anche la spagnola Repsol beneficia del miglioramento dei margini di raffinazione, mentre mostrano maggiore difficoltà TotalEnergies, Eni, Shell e BP.

Le sfide per TotalEnergies, Eni, Shell e BP

La francese TotalEnergies risente della normalizzazione dei prezzi del gas dopo i picchi degli anni precedenti, con utili attesi in calo.

Per Eni il quadro resta condizionato da manutenzioni straordinarie degli impianti in Africa e da margini più deboli nelle attività downstream. La società italiana mantiene una produzione stabile, ma gli analisti prevedono una riduzione degli utili rispetto ai livelli precedenti.

Anche Shell affronta una fase di pressione sui margini, soprattutto nel settore petrolchimico, mentre BP punta soprattutto sulla riduzione dei costi e su un piano di efficienza da miliardi di dollari per sostenere la redditività.

Extraprofitti e tensione politica negli Stati Uniti

La nuova corsa del petrolio riaccende il dibattito sugli extraprofitti delle compagnie energetiche.

Secondo alcune stime di mercato, durante la fase più acuta della crisi le principali aziende petrolifere mondiali hanno accumulato decine di miliardi di dollari di maggiori entrate grazie alla differenza tra il prezzo del greggio sopra i 100 dollari e i livelli precedenti alla crisi.

A contribuire alla pressione sui prezzi è stato anche il rischio legato allo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti per il commercio mondiale di petrolio e gas, attraverso cui transita una quota significativa dell’offerta energetica globale.

Trump contro le Big Oil: “indagine sui prezzi alla pompa”

Il boom dei profitti ha aperto un nuovo fronte politico negli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha accusato le compagnie petrolifere di praticare prezzi eccessivi e ha chiesto verifiche sui meccanismi che determinano il costo della benzina per i consumatori.

La questione energetica torna così al centro del confronto tra governo, industria e cittadini: da un lato le compagnie rivendicano investimenti e rischi sostenuti negli anni, dall’altro cresce la pressione pubblica per contenere il costo dell’energia.

Il petrolio resta strategico, ma il futuro è incerto

La nuova fase di crescita delle Big Oil dimostra che, nonostante la transizione energetica globale, il petrolio continua ad avere un ruolo centrale nell’economia mondiale.

Tuttavia, la volatilità geopolitica, la crescita delle energie rinnovabili, l’elettrificazione dei trasporti e le politiche climatiche stanno modificando profondamente il settore.

La sfida per le grandi compagnie energetiche sarà quindi duplice: sfruttare il ciclo favorevole del petrolio nel breve periodo e, allo stesso tempo, prepararsi a un mercato globale sempre più orientato verso tecnologie a basse emissioni.

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