Gas, l’Europa guarda già all’inverno: Italia tra i Paesi più esposti ai rincari

Oxford Economics lancia l’allarme: il vero rischio per l’Europa non è l’ondata di caldo, ma un inverno rigido con stoccaggi ancora lontani dai livelli dello scorso anno. L’Italia parte da una posizione relativamente favorevole sul fronte delle scorte, ma resta particolarmente vulnerabile agli aumenti del gas.

L’Europa dovrebbe preoccuparsi meno dell’ennesima ondata di calore e molto di più del prossimo inverno. È la valutazione degli analisti di Oxford Economics, secondo cui la stagione fredda 2026-27 potrebbe essere la più complessa dal 2021-22 sul fronte dell’approvvigionamento energetico.

Il motivo è semplice: le scorte di gas sono ancora basse rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre sul mercato pesano tensioni geopolitiche, concorrenza internazionale per il GNL e interruzioni della produzione.

Italia meglio della media europea, ma sotto il 2025

Al 13 agosto, secondo i dati riportati nel testo, gli stoccaggi italiani erano al 78,2%, pari a circa 159 TWh. Un livello superiore alla media europea, ma nettamente inferiore all'84% registrato nello stesso giorno del 2025.

Ancora più evidente il ritardo di alcuni grandi Paesi: la Germania era intorno al 49%, contro quasi il 66% di un anno prima. Nell’insieme dell’Unione europea il livello era vicino al 60%, contro circa il 73% a fine 2025.

La situazione non significa necessariamente che l’Europa sia destinata a rimanere senza gas. La Commissione europea sottolinea infatti che gli stoccaggi possono coprire circa il 30% dei consumi invernali dell’UE e che il sistema dispone oggi di infrastrutture e fonti di approvvigionamento più diversificate rispetto al 2021-22.

Il vero pericolo è il prezzo

Il rischio principale, quindi, potrebbe essere economico prima ancora che fisico.

Un inverno più freddo del normale aumenterebbe la domanda proprio mentre l’Europa deve ricostituire le proprie riserve. A quel punto basterebbe un’interruzione dell’offerta, una nuova crisi geopolitica o una maggiore concorrenza asiatica sul GNL per far impennare nuovamente il prezzo del gas.

Ed è qui che l’Italia presenta una vulnerabilità particolare.

Perché l’Italia è più esposta

L’economia italiana dipende ancora fortemente dal gas per la produzione elettrica. Nel 2025, secondo ARERA, i consumi italiani di gas sono aumentati del 2%, mentre il GNL — ormai circa un terzo delle importazioni complessive — è cresciuto addirittura del 44% in un anno.

Il risultato si riflette anche sull’elettricità: il PUN medio italiano nel 2025 è stato di 115,9 euro/MWh, contro 61,1 euro in Francia e 65,3 euro in Spagna. ARERA attribuisce il differenziale soprattutto alla forte dipendenza italiana dalla generazione a gas.

In altre parole, quando il gas sale, l’Italia tende a pagare rapidamente il conto anche sulla bolletta elettrica.

Hormuz e Norvegia aggiungono pressione

Sul mercato internazionale continua inoltre a pesare la situazione nello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per i flussi energetici globali. Le tensioni hanno già provocato forti movimenti sui prezzi del gas europeo.

A questo si aggiungono le interruzioni della produzione norvegese e la crescente dipendenza europea dal GNL. Il mercato è quindi più diversificato rispetto al 2021-22, ma anche più esposto alla volatilità globale.

E la Russia resta il grande “jolly”

L’Europa ha drasticamente ridotto la propria dipendenza dal gas russo: secondo la Commissione europea, la quota russa è scesa dal 45% del 2021 al 12% nel 2025, con l’obiettivo di eliminarla progressivamente.

Ma proprio questa transizione potrebbe rendere particolarmente delicato un inverno difficile.

L’ipotesi di un nuovo taglio delle forniture russe resta oggi uno scenario remoto, ma Oxford Economics osserva che uno shock di questo tipo potrebbe riaccendere la spirale dei prezzi e, in uno scenario estremo, mettere sotto pressione la strategia europea di eliminazione del gas russo.

Il paradosso della transizione energetica

L’Europa ha fatto passi enormi per ridurre i consumi di gas e diversificare le fonti. Ma la transizione non è ancora completa.

Nel caso italiano, il problema è ancora più evidente: nel 2025 le rinnovabili hanno registrato una contrazione dell’1,5%, mentre la produzione termoelettrica è aumentata del 5,2%.

Questo significa che, quando sole, acqua e vento non sono sufficienti, il gas torna centrale per garantire la stabilità del sistema elettrico.

Il vero test sarà l’inverno

L’Unione europea ha reso più flessibile il percorso di riempimento degli stoccaggi: per il periodo 2025-2027 il target del 90% può essere raggiunto entro una finestra compresa tra il 1° ottobre e il 1° dicembre, proprio per evitare eccessive tensioni sul mercato.

Ma il messaggio di Oxford Economics resta chiaro: l’estate può essere caldissima, ma sarà l’inverno a mettere davvero alla prova la sicurezza energetica europea.

E per l’Italia la sfida è doppia: avere abbastanza gas nei depositi e riuscire a ridurre il ruolo del gas nella formazione del prezzo dell’elettricità.

Perché avere le scorte piene non significa necessariamente avere energia a buon mercato.

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