
Il gruppo energetico italiano Eni ha firmato con la compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA un nuovo contratto per lo sviluppo di Junín-5, uno dei grandi giacimenti della Faja dell’Orinoco, nel Venezuela orientale.
L'accordo attribuisce a Eni il ruolo di operatore esclusivo del campo, con responsabilità sulla gestione tecnica, finanziaria e commerciale. Il contratto ha una durata di 25 anni, con possibilità di estensione.
35 miliardi di barili di petrolio
I numeri spiegano l'importanza strategica dell'operazione. Junín-5 contiene 35 miliardi di barili di petrolio pesante certificati in posto.
Oggi, però, il giacimento produce soltanto circa 12.000 barili al giorno: una quantità estremamente ridotta rispetto al potenziale delle risorse presenti.
L'obiettivo del nuovo accordo è quindi rilanciare progressivamente la produzione attraverso nuovi investimenti, tecnologie e infrastrutture. Secondo Reuters, Eni prevede di investire circa 1,5 miliardi di dollari nello sviluppo del progetto.
Dalla joint venture al controllo esclusivo
L'operazione modifica profondamente il precedente assetto. Junín-5 era gestito attraverso Petrojunín, una joint venture nella quale Eni deteneva il 40% e PDVSA il 60%.
Il nuovo contratto, introdotto dalla riforma della legislazione venezuelana sugli idrocarburi approvata nel gennaio 2026, trasferisce invece a Eni la responsabilità operativa dell'intera area.
Venezuela, una potenza petrolifera da rilanciare
Il Venezuela possiede alcune delle più grandi riserve petrolifere mondiali, ma la produzione è crollata rispetto ai livelli raggiunti alla fine degli anni Novanta.
Oggi il Paese produce circa 1,25 milioni di barili al giorno, contro i circa 3 milioni di fine anni Novanta. Il deterioramento delle infrastrutture, anni di crisi economica e le sanzioni internazionali hanno fortemente ridimensionato il settore.
Il rilancio della produzione è diventato quindi uno degli obiettivi centrali della nuova fase energetica venezuelana.
Una svolta strategica per Eni
Per Eni,Junín-5 rappresenta un importante ritorno nel settore petrolifero onshore del Paese dopo anni condizionati dalle sanzioni statunitensi. Il gruppo italiano è inoltre attivo nel gas naturale venezuelano attraverso il giacimento offshore Perla, gestito insieme alla spagnola Repsol.







