Gas, l’Europa cambia padrone: dopo la Russia cresce la dipendenza dagli Stati Uniti

Washington rafforza la propria posizione nel mercato energetico europeo: il GNL americano rappresenta ormai circa due terzi delle importazioni europee di gas liquefatto e il 30% degli acquisti complessivi di gas. La crisi delle forniture dal Qatar accelera la svolta. Per l’Italia la dipendenza è ancora più marcata.

L’Europa rischia di passare da una dipendenza energetica all’altra. Dopo aver ridotto drasticamente gli acquisti di gas russo in seguito all’invasione dell’Ucraina, il continente guarda sempre più agli Stati Uniti per garantire le proprie forniture.

Secondo ACER, l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia, il GNL statunitense copre ormai circa due terzi delle importazioni europee di gas liquefatto e rappresenta circa il 30% delle importazioni complessive di gas dell’UE. Una concentrazione che alimenta il dibattito sulla sicurezza energetica e sull’autonomia strategica europea.

La crisi del Qatar accelera la svolta

A spingere ulteriormente questa trasformazione è la crisi in Medio Oriente. Le conseguenze della guerra con l’Iran hanno compromesso le forniture qatariote, privando il mercato internazionale di una fonte fondamentale di gas naturale liquefatto.

Il Qatar rappresentava circa il 7% del GNL importato dall’Unione europea nell’inverno 2025-2026, equivalente a circa il 4% delle importazioni complessive di gas. Una quota che, tuttavia, assume un'importanza ben maggiore per alcuni Paesi e per specifici contratti di approvvigionamento.

Nel frattempo, gli Stati Uniti possono beneficiare di una produzione in forte espansione e di contratti commerciali relativamente flessibili, che rendono il loro GNL particolarmente competitivo sui mercati internazionali.

Italia, il GNL americano diventa decisivo

La situazione italiana è ancora più significativa. Secondo i dati doganali elaborati da Staffetta Quotidiana e riportati nel testo di partenza, tra gennaio e settembre 2026 gli Stati Uniti hanno fornito il 71,5% del GNL importato dall’Italia, con volumi equivalenti a circa il 24,6% dei consumi nazionali di gas.

Washington ha così superato l’Azerbaigian, diventando il secondo fornitore italiano di gas dopo l’Algeria. Due anni fa la quota statunitense sul GNL importato era pari a circa il 35%; nel 2025 era già salita intorno al 50%.

A rendere più delicato il quadro è l'interruzione delle forniture dal Qatar. Il contratto di lungo termine tra QatarEnergy ed Edison prevede consegne per 6,4 miliardi di metri cubi all'anno, pari a circa un decimo dei consumi italiani. Ma dall'aprile 2026 non sono più arrivati carichi qatarioti: il 27 ottobre Reuters ha riferito che la sospensione per cause di forza maggiore è stata estesa fino alla fine dell'anno.

Edison ha cercato di compensare le quantità mancanti ricorrendo anche ad altri contratti di approvvigionamento, tra cui quelli con la statunitense Venture Global e con Shell.

Il divieto europeo sul gas russo apre nuovi spazi

La trasformazione del mercato è destinata a proseguire anche per effetto delle decisioni di Bruxelles. Il regolamento europeo 2026/261 ha stabilito un divieto progressivo delle importazioni di gas russo: per il GNL il blocco diventerà totale dal 1° gennaio 2027, mentre per il gas trasportato attraverso i gasdotti la scadenza è fissata al 30 settembre 2027, con una possibile proroga fino al 1° novembre in determinate condizioni.

La progressiva uscita dal mercato russo richiederà quindi ulteriori forniture alternative. Gli Stati Uniti, grazie alla disponibilità di GNL e alla capacità di esportazione in crescita, sono tra i principali candidati a occupare gli spazi lasciati liberi.

Il paradosso dell’indipendenza energetica europea

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto la provenienza del gas. L'Europa ha scelto di ridurre l'esposizione alla Russia, ma la crescente concentrazione delle forniture statunitensi solleva interrogativi sulla reale diversificazione degli approvvigionamenti.

Una dipendenza da un alleato è certamente diversa da quella da un Paese con cui esistono forti tensioni geopolitiche. Ma resta una dipendenza, con possibili conseguenze sui prezzi, sulle condizioni contrattuali e sulla capacità negoziale europea.

Per l'Italia, che ha sostituito rapidamente una parte rilevante del GNL qatariota con quello americano, la sfida sarà trovare un equilibrio tra sicurezza delle forniture, costi energetici e diversificazione dei partner. La transizione verso una maggiore autonomia energetica europea, insomma, è ancora lontana.

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