
Lo Stretto di Hormuz potrebbe diventare una nuova fonte di finanziamento per l’Iran. Secondo il Wall Street Journal, Teheran starebbe valutando un sistema di tariffe sulle navi in transito, con l’obiettivo di incassare miliardi di dollari ogni anno.
Il progetto prevederebbe il pagamento di servizi legati a sicurezza, protezione delle rotte e tutela ambientale lungo uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo: da qui transita circa un quinto del petrolio globale e una quota significativa del commercio energetico internazionale.
Le stime iraniane parlano di un potenziale gettito fino a 40 miliardi di dollari l’anno, con l’idea di coinvolgere anche alcuni Paesi del Golfo nella gestione e nella distribuzione delle entrate.
Per Teheran sarebbe una nuova leva economica e geopolitica, soprattutto dopo anni di sanzioni internazionali e pressioni sul settore energetico. Ma il piano rischia di aprire un nuovo fronte di tensione.
Stati Uniti, Oman e altri Paesi della regione hanno già espresso contrarietà: secondo Washington, le rotte marittime internazionali devono restare libere e non possono essere trasformate in corridoi soggetti a tasse o pedaggi.
La partita di Hormuz non riguarda solo l’Iran. Ogni modifica alle regole di transito in questo stretto passaggio avrebbe effetti immediati su petrolio, inflazione, trasporti e sicurezza energetica mondiale.
Dopo la crisi energetica degli ultimi anni, il controllo delle rotte strategiche torna così al centro della competizione globale: chi controlla i flussi energetici controlla una parte importante dell’economia mondiale.








