
La produzione di elettricità da fonti rinnovabili continua a crescere in Europa, confermando il percorso di decarbonizzazione previsto dal Green Deal e dagli obiettivi climatici al 2030.
Secondo gli ultimi dati di Eurostat, nel primo trimestre del 2026 le fonti rinnovabili hanno coperto il 45,5% della produzione elettrica complessiva dell'Unione europea. Nel calcolo rientrano energia idroelettrica, eolica, solare, geotermica, marina, biomasse e la quota biodegradabile dei rifiuti, oltre al calore recuperato tramite pompe di calore.
Italia sotto la media europea
L'Italia produce da fonti rinnovabili il 43,6% della propria elettricità, una quota leggermente inferiore alla media europea che colloca il Paese al 16° posto tra gli Stati membri.
Negli ultimi anni la crescita è stata sostenuta soprattutto dal fotovoltaico, grazie all'aumento degli impianti installati e alla forte espansione dell'autoproduzione energetica di famiglie e imprese. Tuttavia, il sistema elettrico nazionale continua a dipendere in misura significativa dal gas naturale, gran parte del quale viene importato dall'estero, rendendo il percorso verso l'autonomia energetica ancora una sfida strategica.
La classifica europea
A guidare la graduatoria sono i Paesi che hanno investito con maggiore decisione nelle energie pulite.
La Danimarca si conferma leader assoluta con circa il 90% dell'elettricità prodotta da fonti rinnovabili, grazie soprattutto all'energia eolica.
Seguono: Portogallo: 83%, trainato dall'idroelettrico; Lituania: 76%, con una forte crescita dell'eolico; altri Paesi del Nord Europa che continuano a beneficiare di importanti investimenti nelle infrastrutture per le energie rinnovabili.
All'estremo opposto si trovano Slovacchia, Malta e Repubblica Ceca, dove la quota di elettricità verde resta inferiore al 20%.
Percentuali e volumi: due classifiche diverse
Le percentuali raccontano solo una parte della realtà.
Paesi con una produzione elettrica complessiva limitata possono registrare quote molto elevate di rinnovabili pur generando, in termini assoluti, meno energia rispetto a economie più grandi.
È il caso dell'Italia, che produce oltre tre volte più elettricità rinnovabile della Danimarca in valore assoluto, nonostante una percentuale inferiore.
Diversa la situazione di Spagna e Svezia, che riescono a combinare un'elevata quota di energia verde con volumi produttivi molto consistenti, confermandosi tra i principali protagonisti della transizione energetica europea.
La sfida italiana: meno gas, più rinnovabili
L'Italia dispone di condizioni particolarmente favorevoli per lo sviluppo del fotovoltaico, dell'eolico offshore e dei sistemi di accumulo energetico.
Secondo gli analisti del settore, accelerare gli investimenti nelle reti elettriche, nelle batterie e negli impianti di nuova generazione sarà decisivo per ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, contenere i costi dell'energia e raggiungere gli obiettivi climatici fissati dall'Unione europea.
La transizione energetica non rappresenta soltanto una sfida ambientale, ma anche una leva strategica per rafforzare la competitività industriale, la sicurezza energetica e la crescita economica del continente.




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