Gas, più che il prezzo il problema sarà avere scorte sufficienti di energia nel 2023

Il tetto del prezzo del gas avrebbe forse potuto avere un senso se applicato prima della scorsa estate. Approvarlo ora rischia di essere soltanto una bandierina politica

Gas, più che il prezzo il problema sarà avere scorte sufficienti nel 2023

Bloccare, a determinate condizioni, le quotazioni del gas a 180 euro per Megawattora a partire dal 15 febbraio 2023, una volta entrato in vigore il testo su cui i 27 ministri hanno trovato l’intesa, tardiva, dopo mesi di trattative. Una scelta che fa discutere.

Ma il tetto entrerà davvero in funzione? Molto dipenderà dalle valutazioni tecniche: se i rischi saranno superiori ai benefici il price cap potrà essere sospeso. E poi non sarà automatico, ma verrà imposto dopo tre giorni consecutivi di costo superiore ai centottanta euro al Megawattora.

Una volta attivato, il limite si applicherà per almeno venti giorni lavorativi. Se l’offerta dovesse risultare inferiore a 180 euro per gli ultimi tre giorni lavorativi consecutivi, verrà automaticamente disattivato.

Lo stesso tetto potrà comunque essere disinnescato automaticamente, in qualsiasi momento, se un’emergenza regionale o dell’Unione viene dichiarata dalla Commissione europea in termini di sicurezza dell’approvvigionamento, in particolare in una situazione in cui la fornitura di gas è insufficiente per soddisfare la domanda di oro blu.

Che questa misura funzioni è dunque tutto da vedere, e non solo per le clausole previste. L’Europa il prossimo anno avrà un problema importante: accaparrarsi tutto il gas di cui avrà bisogno in un 2023 che non vedrà disponibile il metano russo.

I paesi europei dipenderanno ancora molto dal Gnl (Gas Naturale Liquefatto), e molto sarà legato anche a quel che accade in Cina. Ecco perché più che il prezzo il problema sarà avere scorte sufficienti di energia.

Che il prossimo inverno sia complicato almeno quanto questo è ormai assodato: che sia più difficile è ancora da capire. Molto dipenderà da come andranno gli accordi con i paesi fornitori, tra i quali Algeria e il famigerato Qatar. Di certo la crisi energetica non finisce nel 2022.

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