
Sotto la piccola cittadina norvegese di Ulefoss, a circa due ore da Oslo, si nasconde il più grande giacimento di terre rare d’Europa. Si chiama Fensfeltet e contiene circa 8,8 milioni di tonnellate di metalli strategici, fondamentali per smartphone, auto elettriche, turbine eoliche e sistemi di difesa avanzati come i caccia F-35.
Un tesoro sotterraneo che potrebbe ridurre drasticamente la dipendenza europea dalla Cina, oggi fornitrice di circa il 98% delle terre rare importate dall’Ue.
La sfida strategica: meno Cina, più autonomia
L’Unione Europea ha inserito le terre rare nella lista delle materie prime critiche e, con il Critical Raw Materials Act, si è posta un obiettivo ambizioso: coprire almeno il 10% del fabbisogno interno entro il 2030. Il giacimento norvegese rappresenta una delle pochissime carte concrete a disposizione del continente per centrare il traguardo.
Secondo Rare Earths Norway, la società che detiene i diritti di estrazione, l’avvio della miniera potrebbe avvenire all’inizio degli anni 2030, con tecniche sotterranee e non a cielo aperto, proprio per ridurre l’impatto ambientale.
Quando l’ambiente ferma la geopolitica
Il problema è che sopra quel tesoro vive un ecosistema fragile. Le valutazioni ambientali hanno individuato 78 specie animali e vegetali nella lista rossa, cioè a rischio di estinzione.
Tra queste: coleotteri saproxilici, legati al legno morto, funghi rari, muschi, olmi di montagna e frassini comuni.
L’area individuata per gli impianti di superficie è coperta da foreste secolari ad alta biodiversità, e il prefetto locale ha espresso formale opposizione al progetto nella sua configurazione attuale.
Sviluppo sì, ma a quale prezzo
Anche a Ulefoss si è aperto il dibattito che riflette il dilemma europeo: accelerare sulla transizione energetica senza sacrificare la tutela ambientale. Da un lato la speranza di nuovi posti di lavoro, investimenti e residenti; dall’altro il timore di compromettere un patrimonio naturale unico.
Il paradosso europeo
Il caso norvegese riassume una contraddizione sempre più evidente:
👉 l’Europa vuole autonomia strategica,
👉 vuole transizione verde,
👉 ma fatica a conciliare tutto questo con vincoli ambientali stringenti.
Così, mentre Bruxelles parla di sovranità industriale, il futuro delle terre rare europee resta appeso… al destino dei coleotteri.



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