Energia e geopolitica: l’Ungheria rafforza il legame con Mosca

Un nuovo report rivela: nel 2025 il 93% del petrolio importato da Budapest arriva dalla Russia. Tra deroghe, prezzi scontati e tensioni politiche, il caso ungherese mette in discussione la strategia energetica europea

Energia e geopolitica: l’Ungheria rafforza il legame con Mosca

Nonostante la strategia europea per ridurre la dipendenza energetica da Mosca, l’Ungheria sta andando nella direzione opposta. Secondo un recente rapporto del Center for the Study of Democracy, nel 2025 il 93% del petrolio importato da Budapest proviene dalla Russia, in netto aumento rispetto al 61% del 2021.

Un dato che fotografa una realtà sempre più evidente: l’Ungheria resta oggi la principale “roccaforte” dell’energia russa all’interno dell’Unione Europea.

Deroghe e contratti: il sistema che sostiene la dipendenza

Alla base di questa dinamica ci sono diversi fattori strutturali: esenzioni concesse dall’UE, contratti a lungo termine con Gazprom e un sistema di relazioni economiche e politiche consolidato negli anni.

Budapest, insieme alla Slovacchia, ha infatti beneficiato di deroghe al divieto europeo sulle importazioni di petrolio russo, continuando ad approvvigionarsi anche dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022.

A questo si aggiungono condizioni economiche particolarmente favorevoli: il petrolio russo viene acquistato a prezzi scontati rispetto ai mercati globali.

Gas e nucleare: una dipendenza a tutto campo

Non si tratta solo di petrolio. Il rapporto evidenzia come l’Ungheria sia fortemente dipendente anche dal gas russo, trasportato principalmente tramite il gasdotto TurkStream, e dal combustibile nucleare fornito da Mosca.

Questa triplice dipendenza energetica rende il Paese particolarmente esposto alle dinamiche geopolitiche e limita le possibilità di diversificazione nel breve periodo.

Profitti per le aziende, costi per i cittadini

Un elemento chiave riguarda l’impatto economico interno. Il gruppo energetico MOL, controllato dallo Stato ungherese, ha beneficiato dell’accesso al petrolio russo a basso costo, registrando un aumento degli utili del 15% nel 2025, fino a circa 1,3 miliardi di euro.

Tuttavia, questi vantaggi non si sono tradotti in prezzi più bassi per i consumatori. Al contrario, i carburanti in Ungheria restano più costosi rispetto ad altri Paesi della regione, come la Repubblica Ceca.

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