Il conto della guerra: ecco i Paesi che continuano a comprare energia dalla Russia

Dopo quattro anni di guerra in Ucraina, petrolio, gas e carbone russi continuano a generare centinaia di miliardi per il Cremlino. Cina, India e Unione europea tra i principali acquirenti, mentre il divieto europeo sul gas scatterà solo dal 2027

Ecco i Paesi che continuano a comprare energia dalla Russia
Mosca

Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, la Russia ha incassato enormi somme dalla vendita di petrolio, gas e carbone. Secondo i dati del progetto indipendente Russia Fossil Tracker, il valore cumulato delle importazioni di combustibili fossili russi ha superato centinaia di miliardi di euro, contribuendo indirettamente a finanziare l’apparato militare di Mosca.

La classifica dei maggiori acquirenti è chiara:

- Cina: oltre 300 miliardi di euro;

- Unione europea: circa 219 miliardi di euro;

- India: circa 165 miliardi di euro.

Il ruolo dell’Europa

Prima della guerra, la Russia copriva circa il 40% delle importazioni europee di gas. Con l’embargo sul petrolio entrato in vigore tra il 2022 e il 2023, l’UE ha ridotto drasticamente gli acquisti di greggio, ma il gas ha continuato a rappresentare una componente critica. Nel 2025, il gas russo costituiva ancora circa il 13% delle importazioni europee, con un valore superiore ai 15 miliardi di euro annui. La svolta arriverà solo nel 2027, quando entrerà in vigore il divieto totale di importazione di gas russo, sia via gasdotto sia sotto forma di GNL.

Italia: posizione intermedia

All’interno dell’Unione europea, l’Italia si colloca in una posizione intermedia: circa 20 miliardi di euro di importazioni cumulative dal 2022; con una ripartizione quasi equa tra petrolio e gas. Roma ha ridotto progressivamente la dipendenza, ma ha continuato ad acquistare energia russa soprattutto nella fase iniziale del conflitto, per evitare shock alla sicurezza energetica e ai prezzi.

Cina e India

Mentre l’Europa riduceva gli acquisti, Cina e India hanno aumentato massicciamente le importazioni di combustibili fossili russi, approfittando degli sconti offerti da Mosca per compensare le sanzioni occidentali. Questo ha permesso alla Russia di reindirizzare i flussi energetici verso l’Asia, limitando l’impatto economico delle sanzioni europee.

Il cambio di rotta dell’India

Il quadro sta però cambiando rapidamente. Nel febbraio 2026, nell’ambito di un nuovo accordo commerciale con Washington, l’India si è impegnata a interrompere gli acquisti diretti e indiretti di petrolio russo, ottenendo in cambio la riduzione di tariffe punitive e un quadro commerciale più favorevole con gli Stati Uniti. Un segnale geopolitico forte, che indica come l’energia sia ormai uno strumento centrale della competizione globale tra blocchi.

Energia e geopolitica: la guerra economica continua

I flussi energetici raccontano una verità scomoda: le sanzioni hanno colpito la Russia, ma non hanno azzerato i suoi ricavi; il mercato globale ha semplicemente spostato i volumi dall’Europa all’Asia; l’energia resta una delle principali leve strategiche del conflitto. Il divieto europeo del 2027 segna una rottura strutturale con Mosca, ma arriva dopo anni in cui petrolio e gas russi hanno continuato ad alimentare sia le economie occidentali sia la macchina bellica del Cremlino.

Fonte
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