Il paradosso energetico italiano: gas in abbondanza, ma bollette tra le più care d’Europa

L’Italia arriva ad agosto con gli stoccaggi di gas tra i più elevati dell’Unione europea. Eppure l’elettricità all’ingrosso ha raggiunto livelli che non si vedevano da oltre tre anni. Il problema non è la quantità di energia disponibile, ma la forte dipendenza dal gas, le congestioni della rete e una transizione energetica ancora incompleta.

Il paradosso energetico italiano

L’Italia entra nella seconda metà dell’estate con una delle migliori dotazioni di gas dell’Europa. Al 6 agosto, gli stoccaggi nazionali erano pieni per circa il 76%, contro una media Ue intorno al 58%. Nei depositi italiani si concentra quasi un quarto del gas attualmente immagazzinato nell’Unione europea.

Ma la sicurezza delle forniture non significa automaticamente energia a buon mercato. Il 5 agosto il prezzo all’ingrosso dell’elettricità in Italia ha raggiunto 207,84 €/MWh, il livello più alto dal 31 dicembre 2022. Anche il gas italiano è tornato sopra i 60 €/MWh, mentre il benchmark europeo TTF si è mantenuto su livelli elevati.

Il quadro europeo è tutt'altro che tranquillo: all'inizio di agosto gli stoccaggi dell'Ue erano sotto il 58%, il livello più basso per questo periodo dell'anno dal 2011.

Perché avere tanto gas non basta

È il primo punto da comprendere per capire il paradosso italiano: il gas stoccato è soprattutto una riserva di sicurezza, non uno strumento per fissare il prezzo dell'elettricità.

Anche quando i depositi sono pieni, il valore del gas resta legato ai mercati europei e internazionali. Le tensioni geopolitiche, la concorrenza asiatica per i carichi di GNL e le difficoltà di approvvigionamento possono quindi trasferirsi rapidamente sui prezzi europei.

La situazione è ulteriormente complicata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il commercio mondiale di energia.

Il vero problema italiano: il gas continua a fissare il prezzo

La vulnerabilità italiana è soprattutto strutturale.

Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto circa il 41% della domanda elettrica italiana, mentre la produzione nazionale ha soddisfatto l'84,9% del fabbisogno e le importazioni nette il restante 15,1%.

Il gas, tuttavia, continua a svolgere un ruolo decisivo per coprire la domanda quando sole, vento e acqua non sono sufficienti.

Ed è qui che entra in gioco il meccanismo del prezzo marginale: quando una centrale a gas è necessaria per soddisfare l'ultima quota di domanda, il suo costo può determinare il prezzo all'ingrosso dell'intero mercato.

Risultato: anche quando una parte significativa dell'elettricità viene prodotta da fonti rinnovabili a costi relativamente bassi, il gas può continuare a determinare il prezzo finale.

Il boom del fotovoltaico non basta

La transizione italiana, però, sta procedendo. Nel 2025 il fotovoltaico ha raggiunto il record di 44,3 TWh, con una crescita del 25,1% in un solo anno.

Il problema è la distribuzione temporale dell'energia.

Il sole produce soprattutto nelle ore centrali della giornata, mentre la domanda rimane elevata anche la sera e durante le ore notturne. Senza sufficienti sistemi di accumulo, l'elettricità solare non può essere utilizzata quando serve maggiormente.

Per questo installare più pannelli non è sufficiente: servono batterie, impianti idroelettrici di pompaggio, reti più efficienti e una maggiore capacità di gestione della domanda.

Il confronto europeo è impietoso

Il problema emerge ancora meglio confrontando l'Italia con gli altri grandi Paesi europei.

La Francia può contare su una quota molto elevata di produzione nucleare; la Spagna ha accelerato fortemente sul fronte delle rinnovabili. L'Italia, invece, rimane maggiormente esposta alla produzione termoelettrica alimentata a gas.

La conseguenza è evidente: quando il prezzo internazionale del gas aumenta, l'impatto sul mercato elettrico italiano può essere molto più rapido e significativo.

Non manca l'energia: manca la flessibilità

Il paradosso italiano, dunque, è solo apparente.

L'Italia può avere gas nei depositi, record di produzione solare e nuova capacità rinnovabile, ma continuare a pagare elettricità cara se il sistema non dispone di sufficienti accumuli, interconnessioni e infrastrutture di rete.

La vera sfida della transizione energetica non è quindi soltanto produrre più energia verde. È riuscire a utilizzarla quando serve e dove serve, riducendo progressivamente la necessità di ricorrere al gas nelle ore decisive.

La sicurezza energetica non coincide con avere i depositi pieni. E la transizione energetica non coincide con installare più pannelli solari.

Il punto è spezzare il legame tra gas, prezzi dell'elettricità e bollette.

Ed è forse questa una delle sfide energetiche più importanti dell'Italia dei prossimi anni.

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