Il martedì nero di Tria. Non risponde ai parlamentari

Il martedì nero di Tria. Non risponde ai parlamentari
Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria

Il ministro dell’Economia arriva di fronte alle Commissioni Bilancio della Camera e del Senato ma è nervoso. Visibilmente irritato, provato dalle trasferte a Buenos Aires e Bruxelles, sbotta quando i parlamentari gli chiedono di spiegare quanto sta succedendo.

Appena entrato Tria precisa: “Il tema è da informativa e non sono in grado di fare un'audizione. Se non siete d'accordo me lo dite e me ne vado". Poi aggiunge che "qualsiasi accordo è subordinato al fatto che non si tocchino le priorità di intervento comunicate al Parlamento. L'azione deve consentire di mantenere quello che voi state discutendo", ma il ministro dell'Economia non esclude misure aggiuntive per far calare il debito. 

Le soluzioni, ha proseguito Tria, non possono che riguardare gli interventi principali in manovra: "Le due misure principali, quota 100 e reddito, per ora hanno disegni non definiti. E poiché da un punto di vista finanziario questo si è tradotto nel mettere risorse in un fondo, la prima questione è vedere se ci sono spazi politici e finanziari per un negoziato concreto attraverso interlocuzioni tra Inps e Mef e capire se una definizione maggiore di queste misure richiede meno risorse di quelle poste nel fondo".

Pertanto, qualora dall'esame delle misure su pensioni e reddito emergesse che possano servire risorse inferiori da quelle stanziate, "la successiva decisione sarà come usare le eccedenze e se andranno o no alla riduzione del deficit previsto" per ottenere "risultati condivisi al fine di evitare la procedura di infrazione da parte dell'Ue".

E su questo punto si inserisce la puntualizzazione di Giuseppe Conte (riportata da La Repubblica): “Tratto solo io con l’Ue". Il presidente del Consiglio cerca, poi, di rassicurare: "Ho una maledetta fretta di realizzare reddito di cittadinanza e revisione della Fornero, ma ci sono tempi tecnici. Ritardare le riforme non significa tradirle". 

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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