Il “cigno nero” e la manovra da 150 mld

Il coronavirus abbatte il Pil. Il CdM ha approvato il Def: nel 2020 scostamento di 55 miliardi

Il “cigno nero” e la manovra da 150 mld

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di economia e finanza. In concreto, il governo richiede l’autorizzazione al Parlamento al ricorso all’indebitamento per il 2020 di 55 miliardi di euro, 24,85 nel 2021, 32,75 nel 2022, 33,05 nel 2023, 33,15 nel 2024, 33,25 dal 2025 al 2031 e 29,2 dal 2032. 

“I principi generali della strategia di rientro del rapporto debito/Pil saranno, oltre al conseguimento di un adeguato surplus di bilancio primario: il rilancio degli investimenti, pubblici e privati, grazie anche alla semplificazione delle procedure amministrative; il contrasto all’evasione fiscale; la riforma del sistema fiscale, improntata alla semplificazione, all’equità e alla tutela ambientale; la revisione e la riqualificazione della spesa pubblica.”

La pressione fiscale (il nuovo decreto cancellerà definitivamente gli aumenti dell’Iva) scenderà dal 41,8% del 2020 al 41,4% nel 2021, comprensivi del beneficio degli 80 euro mensili, che aumenteranno da luglio per effetto del taglio del cuneo fiscale.

E, infine, una nota amara. “Se non si fosse materializzato il cigno nero della crisi epidemica - si legge nella bozza del Def – l’economia italiana avrebbe potuto registrare un ritmo di crescita in graduale miglioramento nell'anno in corso. Tale ripresa avrebbe condotto ad una modesta espansione nel primo trimestre dell’anno, rendendo raggiungibile la previsione di crescita annua dello 0,6% formulata nella Nadef di settembre 2019”. Certo, sempre meglio della situazione attuale, ma non sarebbe stato comunque granché. 

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