Per l’Italia c’è una sola via per ridurre davvero l’abnorme debito

Il paradosso italiano. SIamo tra i primi della classe, ma allo stesso tempo tra i peggiori. Il saldo primario in Italia è stato positivo a partire dai primi anni ’90. Quindi?

C’è una sola via per ridurre davvero l’abnorme debito pubblico

Iniziamo con una premessa. Il rapporto debito/Pil cresce quando il saldo primario è negativo e quando il costo medio del debito pubblico è superiore al tasso di crescita dell’economia. 

Il saldo primario in Italia è stato sistematicamente positivo a partire dai primi anni ‘90: nella media del quadriennio 2015-2108 è stato pari all’1,5%. Nell’Eurozona la Germania ha registrato negli stessi anni un avanzo superiore (2,5%). Al contrario, Spagna e Francia sono state in disavanzo in media intorno all’1%.  Se negli ultimi anni il rapporto debito prodotto non è diminuito, mantenendosi a livelli storicamente elevati, ciò non è quindi dovuto a un saldo primario fuori controllo.

Inoltre analisi più dettagliate evidenziano che sia il livello delle entrate, sia le spese pubbliche al netto degli interessi sono sostanzialmente allineate alla media europea.  

Quindi? L’anomalia italiana si concentra nella spesa per interessi superiore di due punti alla media europea, per effetto delle dimensioni del debito pubblico e del maggior costo medio del debito. Nel 2019 l’Italia ha pagato 60 miliardi di interessi passivi.

Il secondo fattore che incide sulla dinamica del debito pubblico è costituito dalla relazione fra costo medio del debito e tasso di crescita dell’economia. Ecco allora che confrontando i due indicatori si individua l’altra causa: la crescita praticamente nulla, in termini reali e nominali, del Pil del nostro paese. 

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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