“La riforma dell’Irpef non basta. Troppe scappatoie per le società”

Analisi degli economisti Perotti e Boeri. Fisco, il vento Biden soffia sull’Italia?

“La riforma dell’Irpef non basta. Troppe scappatoie per le società”

L’amministrazione Biden ha dato un impulso alla riforma della tassazione societaria con la proposta di innalzare l’aliquota negli Stati Uniti e, al contempo, di introdurre una minimum tax uguale in tutto il mondo per le imprese più grandi. “Ma non illudiamoci: il cammino è lunghissimo e il risultato non è garantito. E in ogni caso, se e quando andrà in porto, questa riforma (voluta dalla Casa Bianca, ndr) non risolverà i problemi della tassazione societaria in Italia”. È l’avvertimento lanciato da Roberto Perotti e Tito Boeri.

“Finché un reddito rimane all’interno di una società, cioè non è distribuito in dividendi o tramite il riacquisto di azioni proprie, viene tassato con l’aliquota del 28% - spiegano i due economisti -. Quando poi il reddito viene distribuito al socio si paga il 26%. Quindi il socio paga circa il 48% (tecnicamente il 28% più il 26% del 72%) sul reddito percepito da una società. Questo sembrerebbe più dell’aliquota massima dell’Irpef (43%). Ma ci sono molti modi per pagare meno. Il modo più semplice consiste nell'utilizzare gli utili non distribuiti dalla società, e quindi tassati solo al 28%, per spese di natura personale.”

E non è finita qui. “Un altro modo per pagare meno tasse consiste nel cedere una quota della partecipazione nella società – aggiungono Perotti e Boeri -. In questo caso si dovrebbe pagare il 26% della plusvalenza, la differenza tra prezzo di vendita e d’acquisto. Ma basta rivalutare la quota prima di cederla e si riduce o si annulla del tutto la plusvalenza soggetta a tassazione. Questa operazione costa l’11% del valore rivalutato, e quindi può essere conveniente nel caso di grandi plusvalenze.”

Infine, un trucchetto. “Esistono molti altri modi per abbassare le imposte sui redditi delle società. Una di queste è stata introdotta nell’agosto 2020. È possibile rivalutare i beni di impresa, non solo materiali, ma anche immateriali pagando un’aliquota del 3%. A quel punto aumentano in proporzione le somme iscritte a bilancio come ammortamento, che riducono gli utili e quindi le tasse.”

Il risultato? Spesso la fascia più abbiente che riceve reddito d’impresa riesce a pagare imposte più basse di quelle sulle persone fisiche.

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