La ‘flat tax’ per le partite Iva? Una follia che Draghi non può abolire

Il caso denunciato lo scorso mese di febbraio dal Presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio. Ma da allora il governo non ha fatto nulla per abolire un intervento gravemente distorsivo e illogico

La ‘flat tax’ per le partite Iva? Una follia che Draghi non può abolire

“Andrebbe fatta una riflessione sul mantenimento del regime forfettario introdotto nel 2019 per i titolari di partita Iva (professionisti e imprenditori individuali) con ricavi fino a 65.000 euro. Tale regime, a differenza dei precedenti (minimi e forfettari), non si configura come un’agevolazione a soggetti con attività professionale o di impresa marginale e non strutturata, ma come una vera e propria detassazione che riguarda circa il 60% dei lavoratori autonomi e imprenditori individuali, creando iniquità nel sistema, frenando la crescita dimensionale delle imprese e incentivando la sottofatturazione dei ricavi (oltre i 65.000 euro si fuoriesce dal regime e si rientra nell’imposizione progressiva).”

Era stato il Presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio (UpB) Giuseppe Pisauro, a pronunciarsi così nel corso dell’audizione del 2 febbraio 2021, evidenziando le criticità del sistema di tassazione per le partite Iva. Ma da allora il governo non si è mosso. D’altronde, il partito che propose l’introduzione della flat tax (la Lega guidata da Matteo Salvini) è parte integrante della maggioranza che sostiene l’attuale governo. Inoltre, le presunte aspirazioni ‘quirinaliste’ di Mario Draghi di fatto sconsigliano al capo di Palazzo Chigi mosse azzardate che potrebbero aumentare il malumore nei suoi confronti e compromettere la sua possibile corsa verso il Colle.

Eppure Pisauro aveva indicato quella che il presidente dell’Upb considera una possibile via. Un’opzione potrebbe essere quella di riproporre un meccanismo come quello, mai entrato in vigore, dell’Imposta sul reddito di impresa (Iri), in base al quale il reddito derivante dall’attività d’impresa verrebbe tassato con aliquota unica al 24% (la stessa alla quale sono soggette le società di capitale) determinando la neutralità del prelievo rispetto alla forma giuridica dell’impresa, mentre la remunerazione del professionista o dell’imprenditore, ossia la parte di utili che viene distolta dall’attività professionale o dall’impresa, verrebbe assoggettata a tassazione progressiva (ristabilendo l’equità orizzontale del prelievo). In questo modo il sistema di tassazione si avvicinerebbe a un sistema duale e verrebbe incentivata la patrimonializzazione delle piccole imprese.

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